Bologna, sdegno per il “premio” di Pasqua a uno dei killer della Uno bianca

Un permesso premio, non il primo e forse neanche l’ultimo, concesso per Pasqua a Alberto Savi, della banda della Uno Bianca, fa indignare i familiari delle vittime dei killer bolognesi. “E’ una vergogna, un’indecenza”, commenta Anna Maria Stefanini, madre di Otello, carabiniere ucciso insieme ai colleghi Andrea Moneta e Mauro Mitilini dal gruppo criminale che tra il 1987 e il 1994 assassinò 24 persone e ne ferì oltre 100 tra Bologna, Romagna e Marche.

La carriera criminale di Alberto Savi, detto “Luca”, nella banda della Uno Bianca, iniziò il 19 giugno 1987, con l’assalto al casello autostradale di Pesaro, e finì con l’arresto del 26 novembre 1994. Assieme ai fratelli terrorizzò l’Italia con rapine, sparatorie e omicidi dagli anni ’80 fino alla metà degli anni ’90. Dopo 23 anni di carcere Alberto Savi era uscito dal carcere, per la prima volta, nel febbraio del 2017. In queste feste di Pasqua, il bis, giudicato meritevole di questo tipo di benefici dal tribunale di Sorveglianza. Ma i parenti delle vittime non ci stanno. “Non so come fanno questi giudici a dare agevolazioni a persone che hanno fatto quello che hanno fatto loro”.

Savi, 53 anni, il più giovane dei tre fratelli – Roberto e Fabio erano i leader – è detenuto a Padova e ha avuto l’ok a un permesso di tre giorni e mezzo con la possibilità di uscire a Pasqua per pranzo. È stato visto insieme alla compagna. E a Bologna e dintorni, in pochi hanno gradito.