Ufficio di presidenza del Senato, tra M5S e Pd è scontro sulle poltrone

L’elezione dell’ufficio di presidenza del Senato privo di plenum (il M5S in Sicilia ha ottenuto un seggio in più rispetto ai candidati presentati e quindi non è stato assegnato) rappresenta il primo stress-test per la possibile intesa di governo tra Cinquestelle e Pd. Un’eventualità – va detto – molto remota, ma la cui evocazione è utile a Di Maio a ricondurre a più miti consigli il titolare dell’altro “forno”, Matteo Salvini.

In ballo la vicepresidenza di Palazzo Madama

I senatori dovranno eleggere due quattro vicepresidenti, otto segretario e tre questori. Sulla carta il M5S (109 eletti) può far da solo ed eleggere entrambi i vice che non andranno al centrodestra, i cui nomi sono quelli del leghista Roberto Calderoli e del FdI Ignazio La Russa. Ma così resterebbe fuori il partito di Renzi. Ipotesi, questa, che non piace a  Salvini («spero che il Pd non resti fuori», ha detto a margine di incontro con i suoi). Ma non dipende da lui, bensì dei 5stelle. I quali – almeno a parole – sarebbero pure disposti a cedere, «come da patti», e ad eleggere la sola Paola Taverna, ma hanno tenuto a far sapere che la richiesta dei renziani sarebbe stata esosissima: oltre alle vicepresidenze (anche quella di Montecitorio), anche due questori, uno al Senato e l’altro alla Camera.

Alla Camera il M5S vuole fare “cappotto”

Ricostruzione radicalmente contestata dal gruppo del Pd al Senato. «Non accettiamo ricatti – si legge infatti in una nota -: se non vogliono, non votino il nostro candidato, si renderebbero responsabili di uno strappo mai visto, con il terzo gruppo parlamentare fuori dall’ufficio di presidenza». In realtà, la sensazione che si ricava dal botta e risposta è che i grillini stiano cercando l’intoppo per mandare tutto all’aria e poi chiamare banco alla Camera, dove la loro superiorità numerica è schiacciante, in modo da procacciarsi la maggioranza in seno all’ufficio di presidenza e da lì procedere al taglio dei vitalizi. In tal senso, la minaccia del Pd («dopo l’assemblea del gruppo di domani presenteremo tre nomi e li voteremo») rischia di rivelarsi una pistola scarica.