Tim, dopo il trucco delle bollette a 28 giorni ora caccia anche 6500 lavoratori

Non basta il trucco delle bollette a 28 giorni per drenare soldi dalle tasche dei propri clienti. Ora Tim ricatta i sindacati che si oppongono al piano di uscite anticipate di 6500 lavoratori imposto dall’azienda di telecomunicazioni. E avverte che intende portare avanti il proprio piano a tutti i costi. E che è persino pronta a utilizzare la Cassa integrazione.
Gli ultimi sviluppi della vicenda sono emersi oggi al termine dell’incontro fra Tim e le rappresentanze sindacali che è apparso ancora interlocutorio: il “risultato” tra qualche settimana per consentire a tutte le parti di «verificare ulteriormente gli scenari».

Per l’azienda era presente Agostino Nuzzolo, general counsel e direttore della funzione Legal Affairs – ha ancora l’interim per le Risorse umane in attesa dell’insediamento di Riccardo Meloni – e Giuseppe De Paoli, responsabile Relazioni Industriali ed ex-Alitalia.
Nel corso dell’incontro non si è entrato nel merito dei numeri della riorganizzazione contenuta nel piano industriale triennale presentato e approvato dal Cda di Tim del 6 marzo scorso ma i sindacati hanno confermato le proprie perplessità sullo strumento della solidarietà espansiva con cui finanziare le 2000 assunzioni previste.

L’azienda ha ribadito la volontà di portare avanti il proprio progetto che tuttavia potrebbe essere realizzato in un contesto di cambiamento, come hanno fatto notare alcuni sindacati riferendosi alle richieste che il fondo Elliott porterà in assemblea proponendo di fatto un cambio di direzione e di governance.
In conclusione azienda e sindacati si sono dati ancora del tempo. Da questi ultimi la richiesta a Tim è di non partire «unilateralmente» con la Cassa Integrazione anche perché se così fosse la risposta sindacale non si farebbe attendere.