Tim, dopo il trucco delle bollette a 28 giorni ora caccia anche 6500 lavoratori

mercoledì 14 marzo 20:40 - di Paolo Lami

Non basta il trucco delle bollette a 28 giorni per drenare soldi dalle tasche dei propri clienti. Ora Tim ricatta i sindacati che si oppongono al piano di uscite anticipate di 6500 lavoratori imposto dall’azienda di telecomunicazioni. E avverte che intende portare avanti il proprio piano a tutti i costi. E che è persino pronta a utilizzare la Cassa integrazione.
Gli ultimi sviluppi della vicenda sono emersi oggi al termine dell’incontro fra Tim e le rappresentanze sindacali che è apparso ancora interlocutorio: il “risultato” tra qualche settimana per consentire a tutte le parti di «verificare ulteriormente gli scenari».

Per l’azienda era presente Agostino Nuzzolo, general counsel e direttore della funzione Legal Affairs – ha ancora l’interim per le Risorse umane in attesa dell’insediamento di Riccardo Meloni – e Giuseppe De Paoli, responsabile Relazioni Industriali ed ex-Alitalia.
Nel corso dell’incontro non si è entrato nel merito dei numeri della riorganizzazione contenuta nel piano industriale triennale presentato e approvato dal Cda di Tim del 6 marzo scorso ma i sindacati hanno confermato le proprie perplessità sullo strumento della solidarietà espansiva con cui finanziare le 2000 assunzioni previste.

L’azienda ha ribadito la volontà di portare avanti il proprio progetto che tuttavia potrebbe essere realizzato in un contesto di cambiamento, come hanno fatto notare alcuni sindacati riferendosi alle richieste che il fondo Elliott porterà in assemblea proponendo di fatto un cambio di direzione e di governance.
In conclusione azienda e sindacati si sono dati ancora del tempo. Da questi ultimi la richiesta a Tim è di non partire «unilateralmente» con la Cassa Integrazione anche perché se così fosse la risposta sindacale non si farebbe attendere.
Commenti

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  • massimo@velavesuvio.com 16 marzo 2018

    la tim una volta azienda di stato e a partecipazione statale SIP, GALLINA DALLE UOVA D’ORO e con fatturati e guadagni su fatturati d alto remunerazione, è stata privatizzata nel 1997 (lo stato incasso 12 miliardi in euro) nei vari anni è stata saccheggiata dai vari management. (vendita di partecipazioni estere e immobili di pregio) Adesso si ritrova con un debito di 31 miliardi di lire (costo annuo di interessi sopra al miliardo e mezzo di interessi ) …..quanti stipendi si pagherebbero solo con il denaro degli interessi?

  • lamberto.lari@hotmail.it 16 marzo 2018

    Ma che cavolate sto leggendo , un conto è una truffa…un conto è un’azione legittima…d’altronde c’è poco lavoro…concludendo 6.500 persone a casa e noi tutti a pagare la cassa integrazione!
    Oramai anche chi scrive opinioni che ho sempre rispettato a volte mi fanno sorgere lo strano pensiero che si siano dimenticati di prendere le medicine o ancor peggio che debbano cambiare spacciatore.

  • Giuseppe Tolu 15 marzo 2018

    E tutti in massa cambiamo gestore, sia quale sia, vediamo un la prepotenza della tim

  • gandinis@tin.it 15 marzo 2018

    Beh, un conto è una truffa, un altro conto è un’azione pienamente legittima. Peraltro la truffa è a danno dei clienti, di persone che portano soldi all’azienda. D’altronde c’è poco lavoro, un’azienda non può tenere dei dipendenti a vita.