Svelato il mistero dei dischetti di plastica: l’enigma risolto dalla Guardia Costiera

giovedì 22 marzo 12:38 - DI Redazione

Giorni e giorni di mistero. Di interrogativi e dubbi. Un enigma, quello dei dischetti di plastica che hanno invaso le nostre spiagge suscitando timori e sospetti, risolto finalmente solo dopo una «intensa attività d’indagine» delle strutture centrali e periferiche del Corpo delle Capitanerie di porto-Guardia Costiera, arrivata a svelare il mistero dell’inquinamento da materiale plastico riversatisi copiosamente sin dalla settimana scorsa in più tratti costieri del Mar Tirreno Centrale, con picchi preso l’Isola di Ischia, sul litorale campano e su quello laziale tra Fiumicino ed Anzio.

Dischetti di plastica spiaggiati: svelato il mistero

E allora, perché tanti, tantissimi dischetti di plastica sono arriva a spiaggiarsi lungo le nostre coste? Lo spiega, e nel dettaglio, una nota diffusa dalla Guardia Costiera che ricostruisce passaggi e ipotesi fatti sul misterioso fenomeno. E allora, «nel corso dell’intensa attività ricognitiva presso gli assi fluviali (Sele, Mingardo, Lambro, Irno, Tusciano, Volturno, Sarno, Carigliano) ricadenti nel territorio di giurisdizione delle Capitanerie di porto di Napoli, Salerno e Gaeta, è stata accertata, nelle vicinanze di un impianto di depurazione collocato in prossimità della foce del Sele e sugli argini dello stesso fiume, una ingente concentrazione di tali filtri», ha specificato la Guardia costiera nella nota, aggiungendo a stretto giro come, «dalle ulteriori verifiche svolte presso il depuratore sospetto, poi, il personale della Guardia Costiera ha potuto accertare l’avvenuta fuoriuscita dei filtri che, a causa di un cedimento strutturale di una vasca dell’impianto, si sono riversati nel fiume Sele, per poi confluire nel Mar Tirreno, dove per effetto delle correnti si sono distribuiti lungo le coste della Campania e del Lazio, fino a raggiungere il litorale meridionale della Toscana.

Filtri fuoriusciti da un impianto e riversatisi dal fiume in mare

Non solo: sempre dalla Guardia costiera si apprende anche che, mentre prosegue l’attività di accertamento sul sito in questione, le informazioni finora acquisite sono state comunicate alla competente autorità giudiziaria di Salerno, che ha assunto il coordinamento delle indagini, delegandole alla Capitaneria di porto della città. Dunque, nella risoluzione dell’enigma, determinante è stata l’attività del personale del Nucleo Speciale d’Intervento (Nsi) della Guardia Costiera, coordinato dal Reparto Ambientale Marino (Ram), cui il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ha conferito espresso mandato al fine di fare luce sulla vicenda. Una volta assodata la natura dei dischetti di plastica di «filtri a biomassa adesa» utilizzati per la depurazione delle acque reflue, gli accertamenti dei militari della Guardia Costiera, svolti in maniera capillare e costante sul territorio interessato dal fenomeno, si sono orientati verso la conferma della principale ipotesi investigativa, ovvero che, come riferito nella nota della Guardia Costiera, «tali materiali fossero stati rilasciati da impianti di trattamento dei reflui attraverso lo scarico diretto in mare o nei corsi d’acqua in esso sfocianti». E ora, si passa alla raccolta e al loro smaltimento?

Commenti

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  • gdetoffoli@yahoo.it 22 marzo 2018

    Eeeeee…… chi paga ?