Suicidio Borghi, il suo successore denuncia: «Abbandonato e oltraggiato dopo le dimissioni»

Sconcerto e dolore per l’estremo gesto compiuto appena 24ore fa dal Professor Loris Borghi, ex rettore dell’Università di Parma che ieri pomeriggio si è tolto la vita ed è deceduto nel reparto di Rianimazione dell’ospedale cittadino. «Sono profondamente addolorato per questa bruttissima notizia», ha dichiarato l’attuale rettore dell’ateneo emiliano, Paolo Andrei, aggiungendo a stretto giro come il professore appena scomparso abbia «servito con slancio e generosità il nostro Ateneo per tanti anni, soprattutto nel periodo in cui è stato il nostro Magnifico Rettore». Parole di sconcerto e di rimpianto, quelle rivolte da Andrei al collega, che era stato eletto nel 2013 ma che il 15 maggio scorso aveva lasciato l’incarico in seguito all’indagine “Pasimafi” che lo vedeva accusato di abuso d’ufficio per aver, secondo gli inquirenti, agevolato la vittoria di un suo protetto in un concorso interno. A ottobre era stato rinviato a giudizio, poi, sempre per abuso d’ufficio, per la nomina di un dirigente universitario dell’ospedale Maggiore. L’udienza preliminare era stata fissata per il 10 aprile.

Suicidio Borghi, il ricordo dell’attuale Rettore dell’Ateneo di Parma

«Lo ricordo con tantissimo affetto – scrive Andrei in una nota – per lo spessore umano e per le capacità professionali che ha sempre dimostrato, oltre a essergli profondamente riconoscente per la stima di cui mi ha onorato… Una vita umana si è spezzata e non per cause accidentali o naturali – sottolinea Andrei – tra le ragioni che hanno portato a questo gesto estremo c’è stato sicuramente anche il senso di abbandono che lo ha pervaso a seguito dell’indifferenza dei molti che, dopo le sue dimissioni dalla carica di Rettore, lo hanno dimenticato e, talvolta, oltraggiato. Tutto ciò deve farci riflettere, deve fare riflettere ciascuno di noi, perché interpella la nostra coscienza individuale e collettiva. So di non essere “politicamente corretto” – chiosa il suo suggestivo intervento l’attuale rettore dell’Ateneo di Parma – e me ne assumo pienamente la responsabilità: di fronte a questo gesto di disperazione non si può restare indifferenti, non si possono usare frasi di circostanza».

Suicidio Borghi, l’inchiesta “Pasimafi” che ha coinvolto l’ex Rettore

Borghi si era dimesso a maggio, dopo l’avvio dell’inchiesta “Pasimafi” sul business della terapia del dolore. Era indagato per abuso d’ufficio, e nei giorni scorsi era stato rinviato a giudizio, sempre per abuso d’ufficio, per la nomina di un dirigente universitario dell’ospedale Maggiore. nell’ultimo periodo l’inchiesta “Pasimafi” aveva portato all’arresto di 19 persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di oltre 80 nomi. Borghi era accusato di aver favorito la vittoria, nei concorsi interni, di alcuni protetti del professor Guido Fanelli, il luminare che dirigeva il centro della terapia del dolore coinvolto nell’inchiesta. Un altro avviso di garanzia, poi, sempre per abuso d’ufficio, gli era arrivato per la vicenda della nomina di Tiziana Meschi a capo del reparto di Medicina interna e Lungodegenza critica, oltre che alla guida del Dipartimento geriatrico. In questo caso la Procura di Parma aveva chiesto lo scorso mese di ottobre anche la richiesta di rinvio a giudizio. Loris Borghi, nel frattempo, si era dimesso dal ruolo di rettore dell’Università di Parma con una lettera in cui si era difeso e aveva spiegato di non aver mai rubato niente. Poi, il tragico epilogo.