Sorpasso a Berlusconi: forse disfarsi degli ex-An è stato un errore. O no?

mercoledì 7 marzo 15:49 - DI Mario Landolfi

Non è che a volte ritornano. È che non se ne sono mai andati. Sono i fantasmi della fu Alleanza Nazionale. Da quando Berlusconi li ha politicamente smaterializzati riducendoli a puro spirito, sembrano trovare pace solo battendo colpetti maligni. Il primo lo assestarono alle elezioni del 2013, in segno di ritorsione della spietata operazione di “pulizia etnica” ordinata al momento delle candidature. Un vero genocidio politico cui sopravvisse solo uno sparuto drappello di fortunati. Il grosso delle truppe fu invece scaraventato in mare senza troppi complimenti dai due mozzi di bordo, Angelino Alfano e Denis Verdini, zelanti esecutori, a loro dire, delle volontà del Cavaliere. L’operazione si rivelò però un pessimo affare e il conto fu pagato nelle urne con una rimonta interrotta proprio sul fil di lana: 29,55 per cento a Bersani; 29,18 a Berlusconi. Percentualmente un’inezia. Politicamente, lo scrigno della maggioranza alla Camera. L’avesse conquistato, l’ex-premier non sarebbe stato di lì a poco sbattuto fuori dal Parlamento. Purtroppo andò diversamente, e visto oggi dal retrovisore nessuno può negare che quello zerovirgola sia costato a Berlusconi più di un processo perduto. Da mangiarsi le mani. Ma, si sa, il Cavaliere non è tipo da rimpianti ed è escluso che abbia indossato il cilicio ripensando a quei pochi voti che gli mancarono e a quei tanti ex-An che avrebbero potuto portarli in dote se solo qualcuno non li avesse scaricati come insopportabile zavorra. Com’è escluso che l’abbia fatto in queste ore ripercorrendo con la moviola della memoria tutte le fasi dello spettacolare sorpasso di Salvini. Un’operazione studiata fin nei dettagli, ma che al Sud ha beneficiato soprattutto del turbo elettorale azionato dalle anime vaganti degli ex-An. Una vera maledizione. A conferma che le storie e le culture dei partiti non sono fastidiosi calcoli da espellere. La politica non contempla diuretici. Chi si azzardasse a dimenticarlo, si ritroverebbe presto con i pantaloni bagnati. Come succede a chi fa la pipì controvento.

Commenti

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  • dott.lucianolista@gmail.com 23 aprile 2018

    Sono cresciuto con Alleanza Nazionale, ho mosso i primi passi come amministratore locale portando in dote la disciplina, la cultura, la paziente attesa del passo dopo passo, fatto di consapevolezze e certezze. Tutto d’un tratto mi son ritrovato delegato provinciale al congresso di scioglimento del Partito e delegato regionale a quello che diede vita al PDL. La fine di una storia, lo svanire dei punti di riferimento, delle certezze, tutto al tempo di un battito di ciglia del fotogenico cavaliere. Tutto ci passò sopra la testa, noi provinciali poco contavamo, noi che vivevamo di valori, cultura e politica, noi che eravamo il front-office della politica vera, avevamo la voce fioca e lontana dalla stanza dei bottoni in cui fu decisa la distruzione.
    Caro Mario Landolfi, sono lontani i tempi dei corsi di formazione politica giovanile che frequentavo a Milano, io Napoletano milanese d’adozione, che nel cuore della provincia lombarda più leghista ho portato alta la bandiera della Destra Nazionale e dell’amor Patrio, proprio negli anni in cui il monocolore delle Giunte verdi imperava, ho creduto, lottato, spesso vinto confronti duri, per vedere tutto distruggersi. Siamo stati azzerati dagli accoliti del cavaliere. Si è vero, siamo anime vaganti in cerca dell’identità perduta. Siamo i figli della destra minore, quelli che ci mettono la faccia, quelli che hanno passione, leali alla Patria e che attoniti osservano il tramonto. Quelli che pronti a ripartire attendono il sole che tarda ad alzarsi zavorrato dagli accoliti scaltri e privi di onore. La fine della destra è cominciata con la gestione del potere, con l’impreparazione a gestirlo e a domarlo. È stata una straziante implosione innescata dal cavaliere. Fini, La Russia, Storace, Gasparri, Matteoli, Alemanno e anche tu Mario Landolfi insieme alle decine di parlamentari hai distrutto la destra e con essa l’esempio da mostrare ai figli di questa Patria disorientata e dolorante. La Lega non sarà la rinascita, men che meno FDI. Bisogna ripartire dal basso, dalla passione e dalla cultura. Ma fino a quando si continuerà a pensare al vitalizio, alla poltrona, e a cose di questo tipo, il sole non sarà mai alto.

  • francesco@libero.it 8 marzo 2018

    MI dispiace tanto ma è stata Giorgia Meloni a non volere altri di DESTRA come Alemanno e Storace e altri ancora per fare una grande Destra in Italia. Molti sono andati in Forza Italia, nella Lega e in Fratelli d’Italia. Risultato la Lega è aumentata e non di poco, Forza Italia è diminuita perchè non ha candidato tanta gente di DESTRA vera. Queasta è la reale situazione a scandso di equivoci per tutti. Fate analisi Regione per Regione e Città per Città. Per non parlare delle candidature scrarsissieme che Fratelli d’Italia ha fatto in tutta Italia tranne qualche rara eccezione di La Russa, Rampelli e Crosetto.

  • fulco.carlo@libero.it 7 marzo 2018

    Ma perché gli ex AN epurati non aderirono al partito di Fratelli di Italia che si era appena formato? A quest’ora Fratelli d’Italia sarebbe stata più forte al sud e avrebbe potuto contrastare l’avanzata grillina e anche quella leghista.

  • minorizzo@tiscali.it 7 marzo 2018

    ANALISI INECCEPIBILE!!!!!!!!!!