Sgarbi lascia la giunta Musumeci: mi hanno cacciato ma ho un piccolo “ricatto”

Non è durata neanche quattro mesi la permanenza di Vittorio Sgarbi nella giunta di Nello Musumeci al timone della Regione Sicilia. Il funambolico assessore alla Cultura, eletto alla Camera lo scorso 4 marzo,  lascia ma non di sua iniziativa. Ci tiene a precisare: “Mi hanno cacciato”. E aggiunge: “C’era un patto in base al quale sarei rimasto assessore in Sicilia anche se eletto in Parlamento e che solo se fossi diventato ministro me ne sarei andato”. Poi Sgarbi rivela che il suo assessorato non è stato voluto da Musumeci ma sarebbe frutto di un patto politico, un “patto tra galantuomini“. Un patto che coinvolgeva Berlusconi, Musumeci e Ghedini: l’assessorato sarebbe stato concesso perché in caso contrario il movimento fondato da Giampiero Samorì che portava Sgarbi candidato presidente in Sicilia avrebbe portato via voti al centrodestra. “Se ne desume – conclude Sgarbi – che Musumeci, nel patto tra galantuomini, deve la sua vittoria alla mia scelta. Si può anche dimenticare, ma è un dato di fatto”.

Dal suo racconto si capisce che il presidente Musumeci lo ha, in qualche modo, “richiamato all’ordine” e che Sgarbi non ha gradito: “L’altro giorno mi ha parlato per trenta secondi, gli ho passato Berlusconi, poi mi ha detto che c’era una situazione insostenibile e che dovevo decidere se dimettermi. Era come se ci fosse un’urgenza impellente che io risolvessi. Non è che se strillano quattro grillini io devo andare via… Musumeci non mi ha deluso, semplicemente non mi è sembrato cortese. Io sono Sgarbi, lui è Musumeci. Mi chiami e mi chiedi cosa fare. Non devi darmi ordini. Se vuoi cacciarmi mi cacci tu. La buona educazione credo sia il primo dato”.

Infine Sgarbi ha sfoderato “un piccolo ricatto per Musumeci, che non vede l’ora che me ne vada. Il 27 arriva un mecenate che porterà 39 milioni per Selinunte. Non li dà a me, ma deve trattare con me. Con chi tratterà se me ne vado? Fossi Musumeci aspetterei”, dice spiegando che invece  “Gianfranco Miccichè voleva che io rimanessi il più possibile”.