Scalfari colto da improvvisa passione in un giorno d’inverno: «Viva Di Maio»

Per ora l’evidenza più comica del dopo elezioni è osservare come il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari sia salito sul carro di Di Maio. Come si cambia in fretta, l’ennesima giravolta. Dopo avere stupito per il suo endorsement a Silvio Berlusconi, preferito a Di Maio in caso di scelta obbligata, ora in breve tempo si è convinto che il leader grillino e sia “un grande statista”, pronto a fare il leader di un grande partito di sinistra. Tutto pur di tentare di escludere il centrodestra dalle valutazioni politiche. Da non crederci, se non lo avessimo sentito tutti con le nostre orecchie celebrare il panegirico dei Cinquestelle, sempre nel salotto di  Floris su La7. Ecco l’ennesima giravolta di Eugenio Scalfari: «Chi sceglierei fra Di Maio e Salvini? – ha detto Scalfari – Un tempo li consideravo uguali, nel senso che non si votano. Perché erano al centro uno della chiusura e l’altro del populismo, il movimento grillino. Oggi tra Salvini, che è quello di prima, e Di Maio che sembra radicalmente cambiato, sceglierei Di Maio». Scalfari incalzato da  Giovanni Floris a Di Martedì si è convertito al “grillismo”. Sentite che parole: «Di Maio ha dimostrato un’intelligenza politica notevole, perché di fatto il Movimento è diventato un partito. Lui addirittura ha steso la lista dei ministri e l’ha voluta portare al Quirinale», ha detto. L’assurdo arriva ora: «Facendo un’alleanza con il Pd non è che ci sono due partiti, diventa un unico partito, Di Maio è il grande partito della sinistra moderna. Allora la faccenda cambia, se lui diventa la sinistra italiana voterò per questo partito».

Ma quando Floris gli chiede se abbia ascoltato il discorso di Di Maio dopo l’esito del voto, Scalfari ha riposto: «Non mi ricordo niente. Mi ricordo più di Ovidio che delle cose ascoltate ieri». Allora cadono le braccia: ma come ha potuto stilare un giudizio politico così netto su Di Maio senza ascoltare parole, toni, proposte? E, al tempo stesso, pensare tutto il contrario di Salvini? Scalfari, come altri commentatori di sinistra pur di delegittimare il voto massiccio al centrodestra-  e a Salvini in seno alla coalizione – è disposto a rendersi ridicolo. «La politica è una cosa diversa dalla morale – disse Scalfari all’epoca della scelta su Berlusconi – «La politica non è un fatto morale, è un fatto di governabilità, questa è la politica», disse richiamandosi ad Aristototele e a Platone.  Il fondatore di Repubblica spiegò: «Per Platone quelli che facevano la politica di una città, di un paese erano i filosofi, che cosa poi i filosofi fossero moralmente era un problema che né Platone né Aristotele prendevano in considerazione. Aristotele fu insegnante della politica sapete di chi? Di Alessandro Magno. Il quale Alessandro Magno della morale se ne fotteva nel più totale dei modi». Di Maio come Alessandro Magno. Se si andrò a rivoltare di nuovo che cosa dobbiamo aspettarci?