Salvini a Di Maio: «Se ti irrigidisci, sbagli. Soluzione in 3 parole-chiave»

Né capricci né barriere. Né infantilismi né veti. La strada per il nuovo governo – come sostengono giornali e tv – è in salita. Ma qualcosa si muove. E la riuscita dipende da alcuni fattori: l’intesa sui punti fondamentali del programma, il non intestardirsi sui nomi, lo schema da proporre al Quirinale. Matteo Salvini parla dopo l’improvviso stop voluto da Di Maio. Uno stop che sembra dettato ancora dalla propaganda, è quasi una coda della campagna elettorale. Quando però ci sono i numeri c’è poco da mettere le bandierine. «Non chiederò incarichi al buio, né proporrò maggioranze stentate. Dirò che la Lega non è disponibile a governoni o governissimi. E non andrò a dire “o io o il diluvio”, come invece ha fatto Luigi Di Maio», specifica Salvini in un’intervista al Corriere della sera. Ribadisce la sua indisponibilità a esecutivi di larghe intese. A Mattarella dirò «che noi siamo pronti. Che partiamo dal programma e dalla coalizione che ha vinto le elezioni, il centrodestra. Ma che siamo anche disponibili a lavorare al programma con altri. Per ampliarlo, aggiungere idee, ascoltare», ma «non andrò dal presidente con la smania da ultima spiaggia. Io l’incarico lo chiederò se ci saranno i numeri e la possibilità di dare vita a un governo che governi. Io so che non parto escludendo – dice poi riferendosi al veto del M5S su Forza Italia -. Se avessimo applicato questo tipo di atteggiamento, oggi non avremmo né il presidente della Camera né quello del Senato».

Salvini a Di Maio: «Partiamo dai punti fermi»

«Ci sono tre parole chiave: lavoro, tasse e sicurezza. Io credo che anche ai Cinquestelle possa interessare un dialogo su questi temi. Credo che alcuni dei nostri punti fermi, lo stop alla Fornero, l’approccio sull’immigrazione e la sicurezza possano riguardare anche loro», aggiunge Matteo Salvini. «L’autonomia e, in chiave futura, il federalismo sono temi diventati patrimonio comune. Però, ci deve essere volontà di confronto». Salvini esclude che Di Maio possa pensare a un’intesa con il Pd: «Mi stupirei dei Cinquestelle. Il Pd ha perso, sarebbe davvero bizzarro che una forza che si vuole rivoluzionaria si facesse stampellare dagli sconfitti. Se Di Maio vuole governare col Pd, auguri». Se non si supererà lo stallo il segretario della Lega vede un nuovo voto: «Se mi rendessi conto che non c’è una via di uscita, che nessuno è disposto a fare passi indietro, bisognerebbe tornare a chiedere agli italiani».

Toti “apre” e Forza Italia dice: «Niente veti»

«Fare un governo che escluda uno dei partiti che è uscito rafforzato e comunque in ottima salute con gli italiani e fare un governo retto da una stampella del partito più punito dagli elettori mi sembrerebbe di non interpretare la volontà del paese», ha detto Giovanni Toti, governatore della Liguria di Forza Italia, ad Agorà, a proposito dell’ipotesi di un governo Tajani, con l’appoggio del Pd: «Poi con il Pd ci sono ancora più differenze che con il M5S in questo momento».

Per Francesco Paolo Sisto (FI), «il no di Matteo Salvini ai veti del M5S è giusto e naturale: è un comportamento speculare a quello che avrebbe tenuto Forza Italia se i Cinquestelle avessero chiesto strumentalmente l’estromissione di un nostro alleato dal confronto». A Tgcom24 il deputato azzurro ribadisce: «Forza Italia ha già scritto una pagina storica per tutto il Paese con l’elezione della prima donna alla presidenza del Senato. Il presidente Berlusconi manterrà la nostra centralità in Parlamento e nella coalizione di centrodestra». Quanto ai nuovi vertici dei gruppi parlamentari azzurri, per Sisto «il fatto che siano tutte donne non è l’aspetto più importante. Ciò che rileva è la grande qualità dei nomi: Gelmini e Bernini sono due fuoriclasse che onorano Forza Italia con il loro impegno e la loro professionalità; due ex ministri che garantiscono assoluta continuità con l’alto livello qualitativo dei capigruppo già espressi in passato».