Roberto Fico eletto presidente della Camera: lo hanno votato centrodestra e M5S

Roberto Fico eletto presidente della Camera con 422 voti. Il quorum richiesto, la maggioranza assoluta dei votanti, 620, era di 311 preferenze. A Roberto Giachetti sono andati 102 voti, a Riccardo Fraccaro 7, a Renato Brunetta 3. Le schede bianche sono state 60, le nulle 21, i voti dispersi 5. La seduta è stata sospesa subito dopo la proclamazione per consentire al presidente dell’Assemblea, Roberto Giachetti, di comunicare a Fico l’avvenuta elezione.  Grazie». Una semplice parola per esprimere gioia e gratitudine per l’investitura come candidato alla presidenza di Montecitorio. È il commento postato su Facebook da Roberto Fico, accompagnato dalla foto dell’abbraccio con il leader del M5S Luigi Di Maio. “Roberto ci rappresenta al meglio, è la storia di questo Movimento” aveva detto il leader dei Cinquestelle.

Chi è Roberto Fico

Classe 1974, una laurea in Scienze della comunicazione, Roberto Fico – considerato il rappresentante di spicco dell’ala ortodossa del Movimento e ‘grillino’ della primissima ora– inizia l’attività politica da ‘pentastellato’ ancora prima della nascita ufficiale del M5S, fondando nel luglio 2005 a Napoli uno dei 40 meetup ‘Amici di Beppe Grillo’ sparsi per l’Italia, fase ’embrionale’ del Movimento. Dopo due fallimenti elettorali, con la candidatura prima alla presidenza della Regione Campania nel 2010 e poi a sindaco di Napoli nel 2011 (dove ottiene rispettivamente l’1,35% e 1,38% dei voti), viene eletto deputato nel 2013 nella lista bloccata del M5S per la Circoscrizione Campania 1. Questa, per Fico, è la seconda candidatura a presidente della Camera.

 Risale al giugno 2013 l’elezione a presidente della Commissione di Vigilanza Rai. Da deputato, Fico ha presentato come primo firmatario un solo una sola proposta di legge, quella sulla governance della Rai della quale uno dei punti – ‘il Piano per la trasparenza aziendale’ – stato inserito nella riforma della Rai approvata nel 2015 dal Parlamento. Il Piano ha permesso di rendere pubbliche le retribuzioni dei manager, delle direzioni editoriali e delle testate dell’azienda. Nel marzo 2018, infine è stato eletto per il suo secondo mandato da deputato.