Renzi arriva al Senato (che voleva abolire…) e promette: «Sto zitto due anni»

Le formalità per l’accredito, il discorso di Giorgio Napolitano ascoltato diligentemente al suo posto tra Francesco Bonifazi e Teresa Bellanova, tanti saluti e strette di mano e anche un selfie. Matteo Renzi ha esordito al Senato portando un po’ di trambusto quando dall’aula si è spostato alla buvette per un caffè. A poco è valsa la promessa: «Sto zitto due anni». Perché attraversando il Transatlantico è stato un continuo di strette di mano e chiacchiere. Al suo fianco sempre Bonifazi, Dario Parrini, Simona Malpezzi, Davide Faraone, Andrea Marcucci, Ernesto Magorno, Alan Ferrari, Teresa Bellanova e altri fedelissimi. Tra i primi a incrociarlo fuori dall’aula è Gian Claudio Bressa: “Saluto il capogruppo delle autonomie!”, gli dice Renzi.

Renzi poco dopo, alla buvette, saluta un’altra senatrice delle Autonomie e, rivolgendosi alla Bellanova, le dice: «Ti presento la nuova capogruppo delle Autonomie: è una tosta!». Renzi è circondato da giornalisti e senatori, come Tommaso Cerno: «Visto che succede a fare i politici?», gli dice l’ex segretario Pd. A stento Marcucci riesce a trascinarlo fuori dalla calca della buvette: «Devi fare l’adesione formale al gruppo Pd». Renzi esegue ma, prima di chiudersi nelle stanze del gruppo dem con un drappello di senatori Pd, c’è tempo per un selfie con il figlio di Esterino Montino e Monica Cirinnà, che ha accompagnato la mamma nel primo giorno di legislatura.
«Per favore: ignoratemi”. Matteo Renzi (“il senatore di Firenze”, come si presenta lui) muove i primi cerca quindi di tenere profilo basso. «Devo capire come funziona qui, per uno che ha fatto sempre l’amministratore, o il premier, è un altro mondo», confessa in un corridoio, appoggiato al muro nella zona che destinata ai senatori del Pd e in gran parte ormai “conquistata” dal M5s. Il suo ufficio, però, è a palazzo Giustiniani. Al fianco degli altri ex premier e presidenti. A fargli da Cicerone è Andrea Marcucci. I ‘suoi’, Francesco Bonifazi, Davide Faraone, Dario Parrini, non lo mollano mai. «Parliamo di quello che volete: tennis, cinema, libri -dice-. Ho amato “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”, ma anche “La forma dell’acqua” mi è piaciuto. E quello su Curchill…Ho scaricato Netflix, ma devo dire anche Raiplay è davvero un ottimo servizio». Ma il governo, i  presidenti delle Camera, i capigruppo del Pd? «Faccio il babbo. Il martedì, poi, gioco a calcetto -prosegue l’ex segretario-. A tennis sto tentando di migliorare, ma giochicchio. E sto ricominciando a correre seriamente, sono sui 14 chilometri. Ancora un po’ poco. Volevo fare il triathlon ma…».