Reggio Emilia, approvato il patentino antifascista. Per far contento Fiano

Le cartucce di una sinistra ferita, che spara gli ultimi colpi dopo la batosta elettorale. A Reggio Emilia arriva la scia del “patentino antifascista”, dopo l’approvazione in pompa magna a Bologna, Milano, Firenze, Bergamo e altre città italiane. Il disegno di legge Fiano è naufragato con la fine della scorsa legislatura, ma a livello locale si cerca di colpire chi non prende le distanze dal Duce. E’ stata infatti approvata oggi una mozione finalizzata a non concedere sale e spazi pubblici (nonché patrocini e contributi di qualsiasi natura) ai gruppi che si richiamano direttamente all’ideologia fascista, o che pratichino “forme di discriminazione razziale, etnica, religiosa o sessuale”, recita il testo, “le richieste siano concesse previa sottoscrizione di una dichiarazione di rispetto della Costituzione repubblicana e antifascista, fermo restando che il fascismo non è un’opinione ma un crimine”. Il documento recupera inoltre la dodicesima disposizione transitoria, la Legge Mancino del 1993 e la proposta del democrat Emanuele Fiano, che prevedeva l’inasprimento delle pene sanzionatorie per l’apologia di fascismo. Il primo firmatario del “patentino antifascista” è un volto già noto alle cronache nazionali: il consigliere comunale Dario de Lucia, giovane del Partito Democratico che due settimane fa aveva già fatto parlare di sé per aver pubblicato sul suo profilo Facebook un fotomontaggio choc con Giorgia Meloni a Piazzale Loreto. La sinistra locale ha fatto cappotto per l’approvazione della mozione, e il testo ha incassato a man bassa il sostegno degli altri consiglieri di Articolo Uno – Mdp e Sinistra Italiana, ma anche del Movimento 5 Stelle. De Lucia annuncia sul suo sito internet una “pulizia” massiva delle vie reggiane: “Le strade vanno tenute pulite, negli ultimi anni l’eversione nera in Italia è aumentata con maggiori crimini ai danni di giornalisti, associazioni umanitari e avversari politici. Sono sempre di più i gruppi e partiti di matrice neofascista che sui territori perseguono violenza scientificamente. Solo CasaPound ha 15 librerie, 20 pub, 8 associazioni sportive, una web radio con ben 25 redazioni in Italia e 10 all’estero, una web tv, un mensile e un trimestrale”. Nel mirino, le organizzazioni di ultra destra, ma anche i partiti più conservatori. “I gruppi riceveranno gli spazi solo dopo aver firmato un controllo e una dichiarazione di antifascismo”, conclude il dem. Ma c’è chi rivendica già l’incostituzionalità della norma e chi preannuncia un ricorso al Tar fra i referenti locali di CasaPound. Settarismo e una triste deriva antidemocratica di una sinistra spezzata, che usa l’antifascismo come ultima carta per compattare l’incompattabile.