Reddito di cittadinanza col trucco: il M5S troverà i soldi aumentando i disoccupati

La notizia dell’assalto ai Caf per chiedere lumi sul reddito di cittadinanza, bollata dai grillini come “fake news”, in realtà era vera, come confermano le stesse organizzazioni sindacali, anche se ovviamente per assalto si intende una maggiore richiesta di informazioni non solo sui requisiti per accedere al sostegno al reddito promosso da Luigi Di Maio, ma anche per verificare l’ammontare dello stesso sulla base dell’Isee.

Quello che però non torna, in questa vicenda, non è tanto la promessa del sussidio – dai 780 euro per un solo disoccupato ai mille e passa se ci sono anche familiari a carico – quanto l’individuazione delle coperture al “buco” che si verrebbbe a creare nelle finanze pubbliche con il reddito di cittadinanza, buco che viene valutato intorno ai 15 miliardi di euro. Su questo fronte, in questi giorni, ha fornito ampie spiegazioni il quotidiano più vicino ai Cinquestelle, Il Fatto Quotidiano, prima ospitando un intervento di un economista grillino poi dedicando al tema una paginata firmata da Stefano Feltri.

Dei circa 15 miliardi necessari, secondo Il Fatto, 5 dovrebbero arrivare dal taglio di agevolazioni fiscali mentre 2,5 da generici “tagli agli sprechi”. E il resto? Finanziato dal deficit, ma con “bollino blu” della Commissione Ue. Come ottenerlo? Con un piccolo grande “escamotage”, che qualcuno maliziosamente potrebbe definire “trucchetto contabile”, come quando Tremonti si esercitava nella finanza creativa. Un eventuale governo grillino potrebbe adottare una soluzione molto, molto creativa: trasformare gli attuali “inoccupati” in “disoccupati”, con un miracolo linguistico e motivazionale, grazie al reclutamento nelle agenzie del lavoro di tanti nullafacenti demotivati, motivandoli con la prospettiva del sostegno (e magari anche del lavoro) in modo da poter far leva su uno dei parametri “sforabili” nel rapporto tra deficit e Pil. Perché in questa pazza Europa, più disoccupati hai più puoi allargarti con i conti rispetto al Pil potenzialmente originabile dallo sforamento dei parametri di Mastricht.

Ecco come lo spiega l’economista grillino: «A fronte di 2,8 milioni di disoccupati, esistono in Italia 13 milioni di inattivi. Tra questi, 10 milioni non sono disponibili a lavorare, ma 3 milioni non hanno cercato nelle ultime 4 settimane, ma sarebbero disponibili a lavorare, quindi “forze lavoro potenziali”. Tra 1 e 2 milioni potrebbero rimettersi a cercare lavoro se venissero “incoraggiate”. Se questo avvenisse, il valore del tasso di partecipazione alla forza lavoro nelle stime della Commissione Ue andrebbe rivisto al rialzo, dunque anche la stima del Pil potenziale andrebbe alzata. Con un Pil potenziale più alto il margine di deficit strutturale permesso al nostro governo si alzerebbe automaticamente….».

E a quel punto, via libera a sforamenti, debito pubblico e assistenzialismo in stile Prima Repubblica grillina. Con buona pace di Juncker.