Senza giocattoli che vita è? La “morale” del nuovo romanzo di William Joyce

Il mondo parallelo dei giocattoli, solo apparentemente inanimato ma in realtà depositario delle fantasie dei bambini, dei loro sogni e delle loro angosce, non è solo protagonista della trilogia filmica della Pixar Toy Story. In molte fiabe i giocattoli sono protagonisti, basti pensare alla celebre fiaba di Andersen Il Soldatino di piombo.

Ebbene anche nel nuovo libro di William Joyce, Ollie e i giocattoli dimenticati, appena uscito per Rizzoli (pp.296, euro 18), il protagonista è un pupazzo, che somiglia un po’ a un orso e un po’ a un coniglio e che è il giocattolo preferito di Billy, il bambino che appunto nel libro vive la sua straordinaria avventura nella Fiera Oscura, lottando contro un giocattolo cattivo che ha rapito il suo Ollie.

William Joyce, produttore cinematografico e regista, ama scrivere libri per ragazzi. In Italia, con Rizzoli ha pubblicato L’uomo della luna, Nicholas Nord e la battaglia contro il re degli incubi, Il coniglio di Pasqua e l’esercito delle uova e il bestseller internazionale I fantastici libri volanti di Mr Morris Lessmore, un albo illustrato diventato il cortometraggio vincitore del Premio Oscar nel 2011.

In questo nuovo libro Joyce ci ricorda quanto il gioco sia fondamentale nelle attività umane e quanto contribuisca a formare la personalità dei bambini. Concetti noti, persino scontati, che assumono tuttavia un colore e un’atmosfera calda e attraente,  se calati all’interno di un’avventura che scardina le regole del quotidiano per condurci nel mondo del “meraviglioso”.

Un’avventura che per Billy e Ollie comincia fin dalla nascita del bambino, quando la madre inizia a “fabbricare” il pupazzo che per il figlio diventerà speciale: “Giocattolo è una parola associata a pensieri e ricordi piacevoli. Ma è anche una parola limitata. Nelle giuste circostanze un giocattolo può diventare molto, molto più di qualcosa con cui si gioca o ci si diverte. Può diventare prodigioso. Il giocattolo che la madre di Billy stava cucendo era già speciale. Era fatto con vari tipi di tessuto morbidissimo, da lei scelti con estrema cura. E aveva un assetto davvero adorabile…”. Un giocattolo speciale forse per il cuoricino di stoffa appuntato sul petto, forse perché la dimensione del gioco va presa maledettamente sul serio, anche se gli adulti fanno finta di dimenticarsene.