Rampelli: «Zingaretti è senza maggioranza, nonostante “Perdozzi”»

«Il fratello di Montalbano non ha vinto lo stesso, nonostante in molti si siano prodigati per aiutarlo. Non ha una maggioranza, non può sostenere un governo». Lo ricorda Fabio Rampelli, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera a proposito di Nicola Zingaretti e della sua vittoria nella Regione Lazio.

Rampelli: “La sinistra ringrazi il sindaco di Amatrice”

Questo, spiega Rampelli, «a dimostrazione del suo scarso appeal e della conseguente vulnerabilità elettorale. Si sapeva che il centrodestra avrebbe vinto con qualunque candidato e che, in condizioni ordinarie, avrebbe fatto cappotto su tutti i collegi uninominali. Ma forse proprio questo si voleva impedire». L’esponente di Fratelli d’Italia ricorda che il copione sembrava scritto a perfezione: la candidatura di disturbo dell’utile idiota di Amatrice, vecchio amico di Zingaretti che nel 2013 ritirò all’ultimo momento la sua candidatura al consiglio regionale con Fdi per non disturbarlo e nel 2018 si candida governatore con una lista civica per disturbare noi… stesso movente; l’eccezionale e unica alleanza proprio nel Lazio tra Pd e Leu da cui si doveva far ripartire, dopo lo scatafascio di Renzi, la sinistra post fiorentina».

L’analisi di Rampelli sul risultato nel Lazio

Rampelli così prosegue l’elenco: «La mancata incomprensibile scelta congiunta, ad Arcore, dei candidati governatori sia della Lombardia che del Lazio; il successivo veto di Salvini a un candidato presidente di Fdi o di Fi; l’incomprensibile ulteriore ritardo nella scelta di Stefano Parisi; la scarsa mobilitazione di alcuni partiti del centrodestra al suo fianco; l’abolizione totale di confronti televisivi che hanno derubricato uno scontro nazionale a vicenda localistica; qualcuno ha perfino fatto notare la coincidenza tra la campagna elettorale e la nuova serie Rai del seguitissimo Commissario Montalbano, con tanto di pubblicità spalmata sul territorio del nome del più bravo tra i Zingaretti…».

“Nicola il moscio e Perdozzi non ce l’hanno fatta”

«E invece, nonostante gli “aiutini”, ‘Nicola il moscio e “Sergio Perdozzi” – continua Rampelli – non ce l’hanno fatta. “Perdozzi” diventerà consigliere regionale a preferenze fottendo tutti i suoi candidati di lista che si sono fatti usare come legna da ardere, circostanza assai anomala per un candidato governatore. Intanto, ignari di questa figura meschina, alcuni commentatori celebrano la prima volta di un secondo mandato nella Regione Lazio». «La giostra continua, senza una maggioranza e senza vergogna. Altro che celebrazioni… se ‘Perdozzi’, dopo aver sostenuto Zingaretti, non lo soccorrerà in consiglio regionale, si può iniziare a pensare a un altro election day», conclude.