Raggi scopre una lapide per i “martiri di via Fani”. Rampelli: “Vergogna, sono martiri delle Br”

La giornata del rapimento di Aldo Moro e della strage della sua scorta, in via Fani, è stata celebrata nel suo quarantennale dalle massime autorità nazionali. Sulle note del Silenzio, il presidente Mattarella ha deposto una corona dai colori bianco rosso e verde sul nuovo monumento dedicato all’appuntato dei carabinieri, Domenico Ricci, che guidava la Fiat 130 dell’onorevole Moro, al maresciallo Oreste Leonardi, il capo scorta, e agli agenti di polizia Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino.

La sindaca di Roma, Virginia Raggi, ha invece inaugurato in largo Cervinia, vicino al luogo della strage, il “Giardino Martiri di via Fani“, scoprendo insieme a Gabrielli e Nistri la lapide con incisi i nomi degli agenti uccisi. «Quel giorno ha segnato un confine – ha detto la Raggi – tra quello che sembrava impossibile e quello che è stato possibile. Ci sono dei momenti che non si devono ripetere ma per questo è’ necessario non dimenticare».

Parole condivisibili ma in un contesto ipocrita, secondo Fabio Rampelli, capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, secondo cui – come diceva Nanni Moretti – le parole sono importanti. «Nel quarantesimo anniversario del rapimento di Aldo Moro, per il quale la verità è ancora lontana, prosegue la fiera delle menzogne e delle omissioni, come nella paradossale intitolazione di un giardino pubblico ai “Martiri di via Fani”. Ci sorprende constatare -prosegue Rampelli – che una via sia in grado di fare vittime o forse quel giorno in Via Fani c’è stato un brutto incidente stradale e non una strage architettata nei dettagli all’interno di un disegno eversivo comunista?. Meglio vittime della strada che vittime delle Brigate Rosse, lì c’erano ed evidentemente restano solo “compagni che sbagliano”. E, paradossalmente, raccontano la loro verità in tv. Alla vergogna non c’è limite”, conclude l’esponente romano di FdI.