Pd verso la resa dei conti. Orlando a Renzi: «Devi dimetterti»

Andrea Orlando va all’attacco e ribadisce la richiesta inoltrata a Matteo Renzi sin dalle prime ore in cui si delineava il disastro elettorale del Pd: dimissioni immediate e gestione collegiale in vista del futuro congresso. Questo è il tema all’ordine del giorno, dice il Guardasigilli, che sulla sua richiesta detta anche un ultimatum: «Se entro lunedì (giorno in cui si riunisce la Direzione, ndr) la discussione è risolta, bene. In caso contrario presenteremo un documento da sottoporre alla Direzione. Lo stiamo già predisponendo». Parole inequivocabili, dettate da Orlando alla stampa subito dopo la riunione a Montecitorio della sua corrente. Il primo giro di boa è rappresentato dalla composizione delle delegazioni che saliranno al Colle per le consultazioni.

Orlando ha riunito i suoi a Montecitorio

Il ministro trova anche il tempo per polemizzare con Renzi per aver spostato l’attenzione della comunicazione dalla sconfitta senza appello al tema delle alleanze. Una «mossa brillante», la definisce. «Ora, però – aggiunge – la discussione mostra la corda». Comunque sia, la manovra diversiva di Renzi ha avuto successo. Ed anche Orlando è “costretto” a prendere posizione sul tema del possibile governo.   Anche il ministro della Giustizia si attesta sulla linea del “no” sia alle «alleanze inverosimili con i 5 Stelle» sia agli «inciuci con la destra». Per Orlando, che ne ha scritto su Facebook, «la maggioranza del Pd, tutta, esclude questa ipotesi». Il 90 per cento, azzarda, con la sola esclusione di quel 10 per cento che fa capo a Michele Emiliano.

Il sindaco di Palermo: «Persi milioni di voti»

Di «sana opposizione» ha parlato anche l’altro Orlando, Leoluca, sindaco di Palermo e fresco di adesione al Pd in un commento sull’esito del voto di domenica scorsa. «Credo – ha aggiunto – che il Pd debba prendere atto dei risultati elettorali e fare una sana opposizione, utilizzando questo tempo per diventare finalmente quel soggetto al quale io aspiro e al quale aspiravano milioni di elettori che sono scappati».