Pd, parla Martina, ma nessuno ascolta: sono tutti incollati al cellulare

Silenzio, parla Maurizio Martina, il “reggente” del Pd. Scena surreale. “L’Italia ha bisogno di noi”, dice. Dovrebbe essere un momento clou, massima attenzione, è il momento in cui plasticamente si è consumato il passaggio da Renzi a una pagina nuova tanto auspicata dagli eletti del Pd. E invece, non si direbbe. Accidenti che carisma!  Alla direzione nazionale del Pd c’è chi smanetta col proprio smartphone, come Elisabetta Gualmini, vicepresidente della regione Emilia Romagna, e il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. Sguardo fisso al cellulare anche il deputato Emanuele Fiano e Gennaro Migliore, che digita compulsivamente. Non c’è che dire, tutti immedesimati in un momento di grave responsabilità… Meglio la tastiera. Persino il composto Paolo Gentiloni non è sembrato appassionarsi alle parole di Martina e ha tenuto lo sguardo sul suo schermo luminoso. All’appello dei distratti non mancava  nessuno: la sottosegretaria Maria Elena Boschi, presente ma lontana, anche lei persa nel suo telefono. Il sindaco di Catania, Enzo Bianco, telefonino in mano, pronto a messaggiare. Il tesoriere Francesco Bonifazi anche. L’unico a non avere strumenti digitali a distrarlo era Ivan Scalfarotto, ma il suo sguardo era fisso nel vuoto. Appoggiato al muro accanto alla finestra centrale, Matteo Richetti, responsabile della Comunicazione, al telefono. In fondo, ultimo della prima fila, Piero Fassino con gli occhi chiusi. Alla finestra, il governatore della regione Puglia, Michele Emiliano, guarda il neo segretario reggente. Scenario surreale, presenti disattenti, reduci da un disastro, in attesa di un futuro in cui pochi credono.