Paura al Santuario di Pompei: attacco di un clandestino espulso dalla Francia

venerdì 30 marzo 9:31 - DI Gabriele Alberti

Ha percorso contromano via Bartolo Longo affollata di pedoni, poi si è schiantato contro le fioriere di cemento sistemate per proteggere la basilica di Pompei da attacchi terroristici. Siamo alle solite, si tratta di Othman Jridi, algerino di 22 anni, approdato in Italia dopo essere stato espulso dalla Francia, espulso di nuovo dal questore di Cagliari ma sempre rimasto nel nostro Paese. E’ stato bloccato dai vigili urbani dopo una breve fuga. Il giudice  Fernanda Iannone ha convalidato il fermo e  anche disposto la custodia cautelare in carcere. L’algerino è stato processato con rito direttissimo: l’avvocato che lo assiste, Enrica Visconti, ha chiesto l’abbreviato e dunque, a fronte di una richiesta di quattro anni e un mese da parte del pm, Jridi è stato condannato a due anni e mezzo. Lo leggiamo sul Corriere del Mezzogiorno.

«Estrema pericolosità»

L’assurdo è che l’algerino avrebbe potuto ottenere i domiciliari (la legge lo prevede per le condanne inferiori ai tre anni), ma il giudice ha deciso diversamente: troppi elementi depongono a suo sfavore. Innanzitutto, argomenta il magistrato, bisogna tener presente «l’estrema pericolosità della condotta tenuta dall’arrestato, che per le modalità (invasione di zona pedonale, piazza normalmente frequentata da centinaia di persone nonché da migliaia di pellegrini in giornate festive), la personalità (soggetto di nazionalità algerina, irregolare sul territorio italiano, espulso dal territorio francese), le condizioni psico fisiche della persona (che aveva assunto, per sua ammissione sostanze stupefacenti e psicotrope), che evocano episodi di attentati terroristici». Non solo: il giovane algerino, nel corso dell’udienza di convalida, ha asserito «di non essere in condizione di sapere perché avesse compiuto quel gesto se non per sentirsi più vicino ad Allah, il che gli sarebbe stato reso più facile dall’assunzione di un farmaco».

«Vi è il concreto ed attuale pericolo che l’imputato commetta altri delitti». Inoltre,  dopo avere mentito sulla sua identità ai carabinieri, subentrati nelle indagini ai vigili urbani, Jridi ha continuato a mentire sul suo indirizzo: ha fornito quello di un connazionale e, quando è arrivato sul posto accompagnato dai militari, gli ha sussurrato in arabo: «Dici che vivo qui, se no mi arrestano». Di elementi da approfondire, dunque, il pool antiterrorismo della Procura di Napoli ne ha in abbondanza.

Commenti

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  • Francesco Ciccarelli 30 marzo 2018

    Tutte le pene previste dalla legge non servono: questi non sono delinquenti comuni, siamo in guerra e non l’abbiamo iniziata noi, ma spetta a noi porvi fine!