Papa Francesco ricorda un compagno di scuola vittima dei bulli

Papa Francesco, ancora oggi a distanza di tantissimi anni, sente al telefono un ex compagno di scuola vittima di bullismo. Lo ha confessato lo stesso Bergoglio nel volume-conversazione con Thomas Leoncini Dio è giovane (Piemme edizioni) che sarà presentato domani, alle 16, a Roma, all’Auditorium Minor dell’Istituto patristico Augustinianum, con il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino. Il Pontefice spiegando che a lui non è mai capitato di essere vittima dei bulli, ha però raccontato di conoscere bene le conseguenze di chi lo subisce.

Il racconto di Papa Francesco

«Ho visto su alcuni compagni di scuola molto vicini a me che cosa significa subirlo», ha raccontato nella conversazione con il giornalista scrittore impegnato nello studio di modelli psicologici e sociali. «Ancora oggi – ha rivelato il Papa – sento al telefono un mio compagno di scuola delle medie che era tra quelli che venivano costantemente presi di mira dai compagni e denigrati. Ha superato questi problemi, però aveva sofferto molto per questo. Bisogna guardare agli altri sempre con empatia e speranza. E basta anche solo un uomo buono perché ci sia speranza». Nel volume-intervista, il Papa spiega anche quale sia la frase off limits per un buon educatore: «In riferimento all’educazione probabilmente questa è la peggiore, che la pronunci un insegnante delle scuole elementari, delle medie, delle superiori, dell’università o qualsiasi genitore: “Ragazzino, che cosa ne vuoi sapere? Studia e poi ne riparleremo”.