Papa Bergoglio 5 anni dopo, il racconto di un pontificato discusso

In questi giorni arriva in libreria “Bergoglio e pregiudizio” (Pagine editore, Roma, pagg.210, euro 18) scritto da Mauro Mazza, che racconta il “discusso pontificato” di Francesco a cinque anni dalla sua elezione. Abbiamo chiesto al teologo Ennio Innocenti di commentare il libro e di offrire ai nostri lettori alcune riflessioni sullo stato della Chiesa cattolica guidata dal papa argentino.

Dopo il mio libro “Evoluzione della Curia romana fino a papa Francesco”, due amici, a vario titolo miei collaboratori, hanno tentato, in piena autonomia da me e fra di loro, un primo consuntivo dell’attuale pontificato.

Mentre il mio punto di vista mirava allo strumento principale del governo ecclesiastico (dal cui funzionamento tutto può dipendere) i miei amici hanno spaziato in vari campi della pastorale e della dottrina. Voglio esprimere la mia valutazione. Iniziamo dal volume maggiormente critico che l’autore, Mauro Mazza qualifica come “più giornalistico che saggistico”. In effetti, come giornalista raggiunse vertici invidiabili di carriera, ma anche come saggista si fece onore (e come scrittore di romanzi fu più volte premiato).

Il suo libro di 200 pagine (edito da Pagine, Roma) intitolato “Bergoglio e pregiudizio”, sottotitolo “il racconto di un pontificato discusso”, mostra in copertina due espressive fotografie contrapposte del volto di Bergoglio, una sorridente l’altra imbronciata, quasi un’allusione a una doppia personalità. Effettivamente, tra le pagine, questa insinuazione emerge più volte, non come polivalenza personale ma piuttosto come doppiezza “morale” (gesuitica, per giunta).

Mazza, infatti, informa sul panorama della discussione che Bergoglio ha suscitato (meglio: sulle riserve che ha provocato) con un programma che a Mazza appare non solo anti-italiano (ossia negativo verso il clero italiano) ma anche anti-romano (ossia anti-curiale) e, soprattutto, anti-tradizionale (non solo anti-ratzingeriano, ma proprio contrario alla tradizione della Chiesa, sia nella disciplina sia nella dottrina). Ecco il pregiudizio!

Secondo Mazza l’iniziale, positiva spinta innovativa del pontificato si è presto esaurita, non sorretta neppure da un giubileo sfilacciato che non ha ottenuto revisione penitenziale, da una devozione mariana delusa proprio nel centenario di Fatima, da una strombazzata riforma curiale che appare oggi raffazzonata, arenata perfino squalificata dalla sprovvedutezza con cui Bergoglio ha scelto i suoi prelati di fiducia.

Mazza lambisce appena il problema destato dai fidati consiglieri dottrinali del Papa (discepoli di Rahner) dai suoi stimati confidenti laicisti, ma dà efficace rilievo alla fondatezza della critica dei cardinali alla quale Bergoglio si è dimostrato incapace di rispondere.

Due poi, secondo Mazza, sono i comportamenti più pericolosi che Bergoglio persegue. Il primo è quello che riguarda i preti omosessuali (ora onorati con la prelatura, ora coccolati nell’organismo più delicato che tutela la fede, ora addirittura quasi venerati con apposito pellegrinaggio…). Devo dire che, in questa piaga Mazza non affonda la lama, pur sapendo delle numerose inquisizioni statunitensi su prelati omosessuali. Il secondo è la famosa questione dell’eucarestia concessa non solo a chi non professa la fede cattolica, ma anche a chi mantiene rapporti sessuali adulterini. Mazza trova ineccepibile che questi si fermino davanti all’altare e gli sembra inesplicabile l’insistenza con la quale si vuole legittimare questo vantato diritto.

Glielo spiego io: a) da parte degli adulteri la pretesa di essere considerati normali come gli altri cattolici e non peccatori; b) da parte dei vescovi (specie tedeschi) la pretesa di percepire il denaro statale legato al numero dei professanti l’adesione alla Chiesa, nella quale perciò vanno tenuti dentro anche quelli che sono contro. Insomma: ipocrisia e avidità.

Nella seconda parte del libro Mauro Mazza diventa più saggista, specialmente sul tema della politica migratoria (legata alla salvaguardia delle radici cristiane d’Europa) e sul tema ecumenico (sia verso l’ortodossia sia verso il luteranesimo) metre sfiora appena l’ambiguità del Premio Carlo Magno, della ispirazione della politica statunitense e della difficile trattativa con la Cina. Questioni evidentemente troppo complesse all’interno di una disamina di carattere generale.

Da ultimo, sulla base dell’annunciata brevità  del presente pontificato, avanza una previsione ragionevole sul candidato più probabile, al momento, alla successione di Bergoglio e propende, come molti altri, a favore dell’equilibrio del cardinale Parolin, pur non nascondendo la sua simpatia per il cardinale africano Sarah (sia pure senza sottolineare le ragioni di geopolitica religiosa che più motiverebbero una simile opzione).

La critica di Mazza viene da un cuore restato attaccato alla Chiesa creduta e amata, anche se studi ulteriori potrebbero essere proficuamente alimentati da approfondimenti di carattere filosofico, teologico e geopolitico.