Ora Carles Puigdemont rischia fino a trent’anni di carcere

Alla fine, dopo cinque mesi di “esilio volontario” in Belgio e in giro per l’Europa, per  Carles Puigdemont è arrivato il momento di comparire davanti a un giudice. Il paladino esagitato degli indipendentisti catalani è in una prigione nella città di Neumunster, a sud di Kiel, dove era stato incarcerato dopo l’arresto presso una stazione di servizio lungo l’autostrada A7, poco dopo l’ingresso sul territorio tedesco dalla Danimarca.

“Una buona notizia”: così la vicepremier spagnola Soraya Saenz de Santamaria ha commentato l’arresto dell’ex presidente catalano, secondo cui i fatti dimostrano che “nessuno può prendersi gioco della giustizia a tempo indefinito”.

Il governo tedesco tenta di mantenere un equilibrio nella vicenda, esortando a “risolvere il conflitto sulla base del diritto spagnolo”. Così ha risposto ai giornalisti Steffen Seibert, portavoce della cancelliera tedesca Angela Merkel, ricordando che “la Spagna è uno Stato democratico”. Seibert ha aggiunto che la situazione che si è venuta a creare in Catalogna è una questione interna e che l’arresto di Puigdemont non avrà ripercussioni sulle relazioni bilaterali tra Spagna e Germania.

Invariata la posizione della Commissione europea: la crisi catalana è e resta un problema interno alla Spagna. “La nostra posizione è radicata nella relazione che il diritto Ue e la Commissione europea hanno con i procedimenti costituzionali nei nostri Stati membri e con l’ordinamento costituzionale degli stessi. È una posizione che non cambierà: sugli sviluppi giudiziari non commentiamo, né qui né altrove”, ha dichiarato Alexander Winterstein, vice portavoce capo della Commissione.

Puigdemont è accusato dalla giustizia spagnola di ribellione aggravata, un reato che comporta fino a 30 anni di carcere, per aver avviato il processo indipendentista in Catalogna. Venerdì, in Spagna, il giudice del Tribunale supremo Pablo Llarena ha riattivato il mandato d’arresto europeo contro Puigdemont e gli altri esponenti catalani in esilio, revocato lo scorso dicembre, emettendo il nuovo provvedimento che ha portato al fermo in Germania.