Occidente ko in Afghanistan: storia di una montagna di denaro sprecata

giovedì 1 marzo 14:58 - DI Giancarlo Cremonini

Pochi ricordano che stiamo entrando nel diciassettesimo anno della guerra intrapresa dagli Stati Uniti contro i Talebani in Afghanistan. La più lunga guerra mai combattuta dalla nazione nordamericana negli oltre duecento anni della sua storia. E, nonostante i modernissimi e potenti mezzi usati, la fantascientifica tecnologia bellica dispiegata sul campo con uso massiccio di drones armati e di armi intelligenti ed a scapito delle centinaia di migliaia di uomini dispiegati sul terreno anche dagli alleati della Nato, i talebani, che non hanno copertura aerea, ricognizione, armi intelligenti ed artiglieria pesante sono ancora i padroni del Paese e conducono sanguinose operazioni belliche fin dentro il cuore di Kabul.

A questo punto sarebbe interessante fare una riflessione per cercare di capire come poche migliaia di irregolari talebani possano mettere in crisi le forze armate di Stati Uniti, Regno Unito, Italia, Spagna, Germania e molti altri Paesi che fanno parte della coalizione. Sarebbe interessante chiederci se la montagna di denaro che spendiamo in sistemi d’arma ultra complessi e super sofisticati quale il tanto discusso F 35 siano spesi bene o, piuttosto, buttati al vento, visto che poi, alla prova dei fatti, questa altissima tecnologia non è in grado di combattere forze nemiche molto meno moderne e sofisticate ma certamente molto motivate ed efficaci. Anche perché l’impasse che si sta verificando in Afghanistan, in fondo, non dovrebbe poi sorprendere più di tanto se soltanto ci prendiamo la briga di studiare ed esaminare quello che è successo dal 1945 ad oggi.

Un primo assaggio di guerra asimmetrica gli americani lo ebbero con i giapponesi nel Pacifico. I giapponesi non si arrendevano mai e, piuttosto che cedere, si facevano massacrare sul posto. Il costo delle operazioni nel Pacifico fu altissimo per gli Stati Uniti fin dallo sbarco a Guadalcanal per diventare, poi, proibitivo ed insostenibile a Saipan, Iwo Jima ed Okinawa che si rivelarono delle autentiche carneficine. Una invasione terrestre del Giappone sarebbe verosimilmente costata agli americani non meno di mezzo milione di caduti. Le bombe atomiche resero, per loro fortuna, inutile tale invasione. Poi ci fu la Corea dove, alla fine, nonostante la superiorità aerea, navale e logistica degli Usa e dei loro alleati la guerra si concluse con un sostanziale pareggio. Seguì la disastrosa campagna del Vietnam dove la superpotenza americana, nonostante la totale e schiacciante superiorità tecnologica ed a discapito di bombardamenti a tappeto che fecero sembrare quelli sulla Germania dei fuochi di artificio, non riuscì a sconfiggere il piccolo Nord Vietnam, Paese povero ed estremamente arretrato da tutti i punti di vista. La indecorosa fuga da Saigon fu il tragico finale di una guerra mal condotta che era costata la vita ad almeno cinquantamila americani, lasciando una profonda ed inguaribile ferita nella società e nell’orgoglio americani. Segui l’operazione voluta da Jimmy Carter per la liberazione degli ostaggi in Iran che si concluse con un totale fallimento. Con Reagan alla Casa Bianca le cose andarono un poco meglio ma l’operazione Urgent Fury a Grenada, nei Caraibi, mise in luce una totale inefficienza dei servizi di informazione americani che sotto stimarono in modo drammatico la forza del contingente cubano presente sull’isola. Nell’epoca Clinton vi fu poi la tragica operazione di Mogadiscio, magnificamente raccontata nel film Black Hawk Down, durante la quale i Rangers americani furono letteralmente fatti a pezzi dalle milizie somale subendo perdite tali da indurre gli Stati Uniti a ritirarsi dalla Somalia. Abbiamo poi avuto la seconda guerra irachena dove, a una rapida vittoria sulle forze convenzionali di Saddam Hussein, è seguito un periodo di sommosse e sollevazioni che ha causato perdite umane e materiali enormi alle Forze Armate degli Stati Uniti.

In Afghanistan sta succedendo esattamente la stessa cosa. Dopo una rapida vittoria nelle fasi iniziali che ha condotto rapidamente la coalizione ad occupare Kabul e le principali città ora la situazione sul campo sembra essere molto peggiore con i Talebani che controllano ampie zone del Paese e sembrano capaci di lanciare attacchi fin dentro le città colpendo obiettivi per loro altamente significativi quali alberghi, resort e Organizzazioni non governative occidentali. Come detto la coalizione, nonostante una assoluta superiorità tecnologica, aerea e logistica fatica ad avere ragione di un nemico molto meno forte numericamente ma che si muove in modo perfetto sul terreno e sinceramente non si vede ancora nessuna luce alla fine del tunnel.

Quindi, in conclusione, vale la pena di porsi una domanda. Tutti i costosissimi armamenti, tutti i super sofisticati sistemi d’arma, i drones e i satelliti, i mezzi corazzati e gli elicotteri d’attacco di ultima generazione, i caccia e i bombardieri invisibili, i missili cruise ed i cannoni con proiettili a guida laser , che certamente sarebbero utili in una guerra simmetrica di tipo tradizionale, servono a vincere una guerra come quella in Afghanistan? La storia e l’esperienza ci dicono di no. Molti studiosi di cose militari avevano giustificato la débacle vietnamita con la presenza di una fitta giungla. Semplicemente, secondo loro, i vietcong avevano vinto perché erano invisibile alla ricognizione e ai bombardieri. Tesi affascinante. Peccato che in Afghanistan non ci siano né giungle né grandi boschi. E lo stesso vale per l’Iraq e la Siria. Eppure nonostante la mancanza di copertura offerta dall’ambiente i Talebani sembrano imbattibili. Ed anche l’Isis si è mosso liberamente nel desolato deserto senza difficoltà e dobbiamo ringraziare i Curdi e la Russia se non sono arrivati a Damasco e a Baghdad. Quindi, in conclusione, bisogna ammettere che qualcosa non va negli apparati bellici di molte nazioni occidentali perché, a fronte di somme faraoniche spese in armamenti high-tech, i risultati sul campo sono stati, nei decenni passati, veramente poveri ed insoddisfacenti. Forse sarebbe opportuno studiare una riforma di tali apparati che li renda più efficaci nel condurre campagne militari non convenzionali ed asimmetriche in un’epoca in cui, per nostra fortuna, le guerra convenzionali simmetriche sembrano un ricordo del passato. E per ultimo sarà il caso di ricordare, sempre in un’ottica storica, che l’Esercito della Gran Bretagna vittoriana riusciva, con soli 150.000 uomini regolari più le truppe indigene, a difendere un impero immenso senza avere a disposizione armamenti iper tecnologici. A quei tempi, per difendere la North West Frontier, bastavano i Gurkha ed i Lancieri del Bengala.

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