Nel Pd piangono e gridano all’inciucio: ma devono solo stare zitti

Una litania continua. “Non ci hanno dato niente”. Il Pd piange. I suoi esponenti, da Renzi in giù, gridano all’inciucio, parlano di “caminetti”. Proprio loro. “Io sto alla larga” dalle questioni della scelta dei presidenti delle Camere, “stanno decidendo i caminetti”, ha sibilato Matteo Renzi. “La legislatura parte male, con un accordo tra M5s e centrodestra a trazione leghista che investe anche le più alte cariche istituzionali del Paese”, dice il senatore del Pd Franco Mirabelli. C’è chi grida all’inciucio e si scandalizza: “Alla fine ha vinto il modello Grillusconi, con Matteo Salvini che fa la levatrice», ha dichiarato il senatore dem Andrea Marcucci. Bisognerebbe avere il buonsenso di tacere. Al Pd vanno ricordati diversi passaggi politici, un po’ di memoria non guasta.

Al Pd va rinfrescata la memoria

Il Pd – Renzi in particolare – in questi anni ha governato senza essere stato eletto. Dopo il 2013 non aveva una maggioranza propria, ma è stato in sella con la stampella dei centristi di Alfano, a cui si sarebbe aggiunto l’appoggio di Denis Verdini, pagina di dubbio gusto, con tutte  le polemiche del caso. I governi di Letta e poi di Renzi si sono susseguiti con la regia dell’allora presidente Giorgio Napolitano. Una volta al governo il centrosinistra ha fatto il pieno di nomine, ha occupato la Rai, ha manovrato piazzando uomini propri. Il Pd di Renzi ha ottenuto una sonora bocciatura con il referendum ed ha raggiunto il suo minimo storico. Insomma, con quale faccia parlano di inciuci e di caminetti ora che non sono protagonisti? E come potrebbero esserlo dopo il verdetto implacabile delle urne?: “Bastonato” dagli elettori, perché il Pd avrebbe preteso qualcosa in questa partita delle delle Camere? Per le solite manie di “autoesaltazione”? Per fare infuriare gli italiani che non li vogliono vedere neanche per cartolina?