Moro, il mistero dell’intercettazione nascosta in un cassetto del Viminale

Esiste un «documento inedito mai diffuso», una «trascrizione di una intercettazione ambientale del dialogo fra due detenuti di cui uno di alto livello terroristico» avvenuta «in un carcere di massima sicurezza» che potrebbe «fare luce su altri misteri» legati al sequestro e all’uccisione del presidente della Dc, Aldo Moro. A rivelarlo, l’avvocato Luigi Li Gotti che ha rappresentato i familiari di Domenico Ricci e di Oreste Leonardi, due dei cinque uomini della scorta di Moro assassinati dalle Brigate Rosse nell’agguato di Via Fani di quarant’anni fa, cui seguì il sequestro e l’uccisione dello statista. Di quella intercettazione, assicura Li Gotti, già sottosegretario alla Giustizia nel governo Prodi, oltre al verbale di trascrizione «esisterebbe anche il nastro», custodito – forse – in qualche cassetto «del ministero dell’Interno».

A dirlo Li Gotti, legale di due agenti della scorta di Moro

L’esistenza della registrazione è nota fin dall’epoca del processo Moro quater, quando – ricorda il legale – «arrivarono dalla Presidenza del Consiglio tantissimi documenti, casse di documenti». Tra quelli inviati dalle varie autorità nel 1979, Li Gotti trovò documenti riguardanti «la trascrizione di una intercettazione ambientale fatta in un carcere di massima sicurezza e relativa alla conversazione fra due detenuti». L’autorità giudiziaria restituì la documentazione al mittente poiché, essendo ignota l’identità degli intercettati, il verbale con la trascrizione dell’intercettazione ambientale non poteva essere acquisita come mezzo di prova nel processo. «Individuate i nomi degli intercettati e poi rimandate il documento completo», fu la sollecitazione del tribunale. Ma, chiarisce Li Gotti, «da quel momento non arrivò più nulla e solo nel 1990 venne fuori questo carteggio e presi conoscenza di questa trascrizione che riguardava il sequestro ed il trattamento che aveva Moro durante la prigionia».

L’intercettazione è tra due terroristi rimasti ignoti

Sempre il legale riferisce che secondo i nostri apparati di sicurezza dell’epoca – il Cesis – i fatti che risultano dalla registrazione ambientale «sono di rilievo e sono elencati». Non tanto per i nomi captati, in gran parte riferibili a terroristi già detenuti ma perché evidenzia, che l’intera operazione è stata messa in atto dalla colonna romana delle Br e che «solo in un secondo tempo sono subentrati altri compagni che hanno ancora tutti gli originali ed i nastri dell’interrogatorio di Moro». Particolare non secondario riferito da Li Gotti è che il verbale conterrebbe molti omissis, e molte parole incomprensibili per via ai rumori di fondo che hanno “sporcato” la qualità dell’intercettazione. Non sarebbe un problema se ci fosse, ovviamente, la volontà di usare le tecniche oggi esistenti per ripulire il nastro e comprendere meglio la parte “politica” della conversazione intercettata.