Martina prende la guida del Pd e lo inchioda all’opposizione. Rischio scissione

«Alle forze che hanno vinto diciamo una cosa sola: ora non avete più alibi. Ora il tempo della propaganda è finito. Lo dico in particolare a Lega e Cinque Stelle: i cittadini vi hanno votato per governare, ora fatelo. Cari Di Maio e Salvini rendetevi le vostre responsabilità. Misureremo insieme ai cittadini le vostre coerenze, giorno per giorno, rispetto a quello che avete promesso facilmente e raccontato in mesi e mesi di propaganda senza limiti». Maurizio Martina, nella relazione alla Direzione nazionale del Partito Democratico che gli ha affidato il compito di “traghettatore” nel dopo-Renzi, scioglie subito i dubbi sulla collocazione del Pd e su possibili sostegni ai governi che ne chiederanno i voti. Renzi, oggi, non si è presentato alla direzione e le sue dimissioni sono state lette da Matteo Orfini all’inizio dei lavori, affidando il suo pensiero ai social. «Mi dimetto da segretario come è giusto fare dopo una sconfitta – ha scritto nella sua enews a un ragazzo, malato di Sla – ma non molliamo, non lasceremo mai il futuro agli altri».

Da qui al mese prossimo, tempo stabilito per convocare l’assemblea generale, il Pd viene  dunque affidato a Martina, che proverà a evitare una scissione tra chi vuole ricongiungersi con la sinistra di Bersani e magari sostenere il governo con i Cinquestelle, e chi invece ritiene necessario restare all’opposizione. Come Martina, che dal palco invoca unità e collegialità: «La nostra sconfitta è stata netta. Intendiamo rispettare profondamente il voto di tutti gli italiani e saremo coerenti con gli esiti del 4 marzo. Ora tocca a chi ha ricevuto maggior consenso l’onore e l’onere del governo del paese. Noi continueremo a servire i cittadini, dall’opposizione, dal ruolo di minoranza parlamentare. Non cerchiamo scorciatoie o capri espiatori a una sconfitta netta e inequivocabile che ci riguarda tutti, ciascuno per la propria responsabilità, e da cui tutti dobbiamo imparare molto. So che possiamo farcela. So che possiamo lavorare alla nostra riscossa». Da renziano vero, Martina non ha mancato di ringraziare il leader che ha trascinato il Pd nel baratro: «Sento innanzitutto il bisogno di riconoscere la scelta che il segretario ha compiuto dopo il voto, con le sue dimissioni, e voglio ringraziarlo per questo atto forte e difficile ma soprattutto per il lavoro e l’impegno enorme di questi anni». Tepidi appalusi.