Mariam, le sue assassine hanno un volto: identificate le bulle che l’hanno aggredita

Potrebbero avere le ore contate le 6 componenti della baby gang che ha aggredito e pestato la diciottenne italo-egiziana Mariam Moustafa, morta dopo tre settimane di sofferenze e di agonia nell’assoluta indifferenza dei medici britannici su cui, proprio in queste ore, si sono accesi i riflettori delle indagini e dei sospetti.

Individuate le 6 bulle che perstarono Mariam

Come riferisce il sito del Messaggero online richiamandosi alla notizia diffusa poco fa dal Guardian che ha a sua volta citato il sovrintendente capo Rob Griffin al lavoro sul caso, «la polizia di Nottinghan ritiene di aver individuato le sei ragazze della gang accusata di aver aggredito a febbraio nella cittadina inglese la diciottenne italo-egiziana Mariam Moustafa». Non solo: in una conferenza stampa che ha aggiornato sulle ultime acquisizioni dell’inchiesta, sempre Griffin avrebbe confermato quanto emerso nelle ultime ore, secondo cui gli investigatori britannici tenderebbero a escludere il movente del razzismo: a dispetto delle indicazioni della famiglia e malgrado i sospetti degli investigatori italiani. «Sappiamo che un gruppo di sei ragazze è stato coinvolto nell’aggressione e crediamo di averle ora identificate tutte e sei», ha dichiarato Griffin e ha poi a stretto giro riferito il quotidiano capitolino, «aggiungendo che sono state registrate denunce di una potenziale matrice “d’odio etnico”, ma che al momento “tutte le prove indicano non si sia trattato in alcun modo di un crimine d’odio”». Eppure i dubbi restano. Come rimangono agli atti le denunce inerenti episodi di aggressioni e atti intimidatori che hanno addirittura preceduto l’agguato poi rivelatosi mortale. Azioni minacciose rivolte a Mariam e a sua sorella denunciate ad agosto: un pregresso inquietante per il quale finora non sono stati individuati sospetti o ravvisati legami con l’aggressione che ha portato alla morte della povera 18enne.

L’inchiesta romana e l’incognita autopsia

Intanto, a Roma si attendono i risultati dell’autopsia disposta dalle autorità inglesi per capire cosa abbia provocato la morte di Mariam Moustafa, avvenuta il 14 marzo scorso a Nottingham dopo diversi giorni di coma a seguito di un’aggressione da parte di una baby gang. La Procura capitolina ha inviato in Inghilterra, tramite i Carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo, i referti e la documentazione medica acquisiti ieri all’ospedale romano Bambin Gesù in merito all’intervento chirurgico al cuore subito anni fa dalla giovane. L’inchiesta, aperta a piazzale Clodio dai pm Sergio Colaiocco e Tiziana Cugini, al momento ipotizza il reato di omicidio preterintenzionale aggravato dal movente razziale ma quando si farà luce sulle cause della morte l’accusa potrebbe anche cambiare. Nel caso in cui Mariam fosse morta per negligenze da parte dei medici del Queen’s medical center infatti, la Procura di Roma potrebbe procedere contro chi ha partecipato al pestaggio per il reato di lesioni personali. Se dall’autopsia invece dovesse emergere che la ragazza italiana è morta per le botte, allora l’accusa resterebbe la stessa. E il dolore e il rammarico per quei disperati appelli della povera Mariam rimasti inascoltati, anche…