Luino, la sfida del sindaco di destra: «Antifascismo? Il comunismo ha fatto più morti…»

A Luino, comune italiano di quasi 15mila abitanti in provincia di Varese in Lombardia, accade qualcosa di nuovo. Alla minoranza che rispolvera la solita solfa dell’antifascismo moderno per chiedere al consiglio comunale di votare una mozione di condanna del ruolo dell’antifascismo, “come radice culturale da cui prende forma la Repubblica italiana, scudo contro i comportamenti, dettati dall’ideologia, che contrastano con i valori della libertà appartenenti ad ogni individuo” – iniziativa della lista di sinistra “L’altra Luino” – arriva lo stop fermo e categorico del sindaco di Fratelli d’Italia, Andrea Pellicini (nella foto), con motivazioni politiche ineccepibili: «Non voterò la mozione del consigliere Petrotta. Non se ne può più di sentir parlare di fascismo e antifascismo. Il dibattito può avere un senso soltanto sotto il profilo storico», afferma sui giornali locali Andrea Pellicini, preannunciando la ferma opposizione alla mozione che verrà discussa lunedì sera in consiglio comunale.
«Se adottassimo una censura preventiva – ha proseguito il sindaco – allora dovremmo vietare le sale anche a coloro che si professano comunisti, in quanto il comunismo ha fatto probabilmente più morti del fascismo. Sono fortemente legato ai valori democratici su cui si fonda la nostra Repubblica, ma non a quelli della retorica resistenziale, che ha bisogno del nemico fascista per continuare a mantenersi in vita». Per il sindaco luinese, dunque, non c’è contraddizione con la linea del professor Petrotta, “che è un fine storico che giustamente conserva la memoria dei combattenti del San Martino e dei Martiri della Gera”, ma è possiible – spiega  Pellicini- continuare ad onorarli senza inasprire un dibattito ideologico che non è più in linea con i tempi».