Lo screditato W. Post non si rassegna e se la prende con Ivanka Trump

Che fine ha fatto Ivanka Trump? Se lo chiede il quotidiano più screditato degli States, il Washington Post, schierato apertamente con le lobby dem, che in campagna elettorale ha preso posiziione per la Clinton, vomitando menzogne e fango sul candidato repubblicano. Tutti i suoi attacchi a Trump si sono rivelati fake news, e così sarà anche stavolta. Abbiamo cominciato a conoscere il Washington Post. Secondo il foglio clintoniano, la figlia del presidente non si vede e si sente poco, mentre la Casa Bianca è in fibrillazione continua. Tra un addio e l’altro, con cambiamenti continui all’interno dell’amministrazione, il presidente Donald Trump si muove tra l’ipotesi di un summit con il leader nordcoreano Kim Jong-un e il braccio di ferro con mezzo mondo, Ue compresa, per l’introduzione di nuovi dazi. Intanto, sotto l’occhio vigile della potente National Rifle Association, The Donald spinge per la nuova legge sulle armi, per reagire alla strade avvenuta a febbraio in un liceo della Florida. Questi impegni però non gli impediscono di dedicare tweet ai dreamer, i giovani clandestini portati illegalmente negli Usa da bambini, per stigmatizzare l’immobilismo dell’opposizione democratica sul tema. In un quadro vivace, per non dire convulso, Ivanka – sempre secondo il giornale dem – non lascia traccia sé; invece non è affatto vero, come dimostra il ruolo da lei avuto nell’importante trattativa con il dittastore coreano Kim, per la quale è anche volata alle olimpiadi invernali sudcoreane. Al contrario, Ivanka è sempre pesente anche con cinguettii che, in pochi caratteri, ricordano i provvedimenti varati dall’amministrazione e i numeri della ripresa economica. L’ultimo exploit della 36enne first daughter risale, come detto, alla chiusura delle Olimpiadi invernali di PyeongChang, il 25 febbraio scorso. “Non potremmo avere una persona migliore o più intelligente per rappresentare il nostro Paese”, ha detto il padre-presidente mentre lei faceva da ambasciatrice nell’incontro con il presidente sudcoreano Moo Jae-in. Ma, aggiunge velenosamente il Post, nelle stesse ore è inciampata in un’intervista con la Nbc, nella quale non sarebbe riuscita a disimpegnarsi in maniera brillante davanti alla domanda sulle accuse di presunte molestie mosse al padre da diverse donne. Prima, da figlia, ha giustamente giudicato “inopportuna” la domanda posta dal giornalista. E poi, sempre da figlia, ha rivendicato il diritto di avere totale fiducia nel genitore: “Credo a mio padre, conosco mio padre. Credo di avere questo diritto come figlia”. Difficile conciliare famiglia e lavoro nell’amministrazione più potente del pianeta. Quando si pensa alla fake dem della missing Ivanka non si può non ipotizzare un collegamento con il momento complesso che sta vivendo anche suo marito, Jared Kushner. L’enfant prodige della Casa Bianca avrebbe subìto – secondo il giornale anti-Trump – un forzato ridimensionamento, attribuibile soprattutto al capo dello staff John F. Kelly e simboleggiato dall’impossibilità, ora, di accedere a documenti top secret. Insomma, Javanka – come viene identificata la coppia – è costretta per il momento ad un low rofile che stona con quanto visto e sentito nei primi 12 mesi della presidenza Trump. “Io sono la figlia del presidente e sono anche un consigliere”, ha detto e ripetuto la first daughter.