Lo jihadista arrestato era pronto a colpire. Avrebbe dovuto essere già espulso (video)

La beffa. Il marocchino naturalizzato arrestato,  pronto a colpire, non doveva stare in Italia. «Il ragazzo arrestato oggi a Torino con l’accusa di essere affiliato all’Isis era già stato condannato per istigazione a delinquere con finalità di terrorismo. Cosa ci faceva ancora in Italia?». La madre di tutte le domande arriva da Fratelli d’Italia, dalla parlamentare Augusta Montaruli. Ogni volta è un interrogativo ricorrente: figure pericolose e già “attenzione” finiscono per continuare ad avere un ruolo pericoloso per la sicurezza. «Sarebbe dovuto rientrare in quei soggetti pericolosi da espellere e invece era a casa ad agire contro il nostro Paese – continua l’esponente di FdI-. Il fatto che sia stato ritenuto naturalizzato non può essere considerato un ostacolo all’espulsione posto che lo stesso era già attenzionato proprio per fatti attinenti al delitto di terrorismo. Chi ha concesso la naturalizzazione, quando e su che basi?». Queste saranno le domande che Fratelli d’Italia presenterà in un’interrogazione al ministero dell’Interno.

Chi è Halili Elmahdi

Partecipazione all’associazione terroristica dello Stato Islamico. E’ questa l’accusa con cui è stato arrestato Halili Elmahdi, 23enne marocchino naturalizzato italiano, che “si informava sull’utilizzo di un coltello e stava studiando come preparare un camion per compiere un attentato”, fa sapere il questore di Torino, Francesco Messina, che ha aggiunto: “Era il momento di intervenire non potevano permetterci che facesse un salto di qualità operativa e di aspettare che individuasse un obiettivo da colpire”. Perché l’indagine che ha portato oggi all’arresto di Halili – soggetto “ideologizzato ma in particolare orientato verso un’attività violenta di proseliti per favorire il reclutamento di lupi solitari”, passato “da una prima fase di auto radicalizzazione a una fase di proselitismo avanzata fino a qualificare questo proselitismo a livello di minaccia” – nasce in realtà a fine 2015. Allora, fa sapere la polizia, “il giovane era stato già oggetto di una sentenza di patteggiamento, emessa dal Tribunale di Torino alla pena di due anni di reclusione con sospensione condizionale della stessa per istigazione a delinquere con finalità di terrorismo, avendo redatto e pubblicato sul web alcuni documenti di esaltazione dello Stato Islamico”. Questo il video dell’arresto.

Tra il materiale di propaganda sequestrato confluito negli atti d’indagine, “vi sono diversi filmati riproducenti le gesta dei mujaheddin in Siria ed Iraq, le cruente esecuzioni nei confronti di civili e militari, le rivendicazioni e/o celebrazioni degli attentati di Parigi e Bruxelles nonché gli infervorati sermoni di ‘predicatori dell’odio’ del calibro di Anwar Al-awlaki, conosciuto anche come ‘il Bin Laden di Internet’, considerati da Halili come dei veri e propri padri spirituali al pari del portavoce del Califfato Mohamed Al Adnani”. Proprio in occasione della diffusione della notizia della morte di Al Adnani, sottolinea la polizia, “l’arrestato aveva creato e pubblicato su una piattaforma social ad accesso pubblico tre playlist con i messaggi più famosi del defunto portavoce dello Stato Islamico tra cui quello diffuso nel settembre 2014 che veicolava l’ordine dello Stato Islamico di scatenare la campagna del terrore in Europa che ha portato alle stragi compiute a partire dal gennaio 2015”.

Il materiale jihadista acquisito da “Halili Elmahdi sul web in lingua araba o inglese veniva poi da lui meticolosamente tradotto e/o rielaborato in italiano con lo specifico fine di utilizzarlo nella sua attività apologetica e di proselitismo in favore della jihad“. IL 23enne aveva inoltre contatti con due “aspiranti foreign fighters”. “Particolarmente qualificanti sotto il profilo investigativo”, riferisce la polizia, “sono risultati i pregressi contatti di Halili con Moutaharrik Abderrahim e Khachia Abderrahmane, i due aspiranti foreign fighters arrestati il 26 aprile 2016 in esecuzione di misure cautelari emesse dall’autorità giudiziaria di Milano per associazione con finalità di terrorismo”.