L’Isis ha preso di mira l’Italia. Minniti: «La minaccia Jihad mai così alta»

L’Isis ha preso di mira l’Italia. Gli ultimi arresti a Foggia, Torino e in altre città d’Italia dimostrano che il livello d’allarme è cresciuto nel nostro Paese Il ministro degli Interni Marco Minniti, in attesa che si faccia un nuovo governo, segnala come «la minaccia della jihad» è oggi in Italia al massimo livello. Lo dice in relazione all’arresto dell’imam di Foggia e dopo l’attentato di Carcassonne nella vicinissima Francia. «Nessuno ha mai detto che fosse finita – dice Minniti -. Il quadro della minaccia di Isis rimane radicalmente immutato. Anzi, la caduta di Raqqa e Mosul, se da una parte fa venir meno l’elemento territoriale del Califfato, dall’altro aumenta la pericolosità dell’altra componente, quella terroristica”.

L’indagine di Foggia – dove è stato arrestato un imam che incitava a «rompere i crani dei miscredenti e bere il loro sangue» – ha portato alla luce in Italia uno scenario agghiacciante simile a quello di Siria e Iraq. Minniti non nasconde i timori, ma ribadisce anche che le misure adottate in questi mesi – anche il patto con l’Islam – stanno funzionando. «Lo scorso anno abbiamo fatto 132 rimpatri, quest’anno già 29 – aggiunge Minniti -. Riportare questi soggetti nei Paesi d’origine consente di intervenire all’inizio di una radicalizzazione prima che diventi un progetto terroristico. Questo ci pone all’avanguardia rispetto ad altre situazioni europee che purtroppo abbiamo sotto gli occhi in questi giorni».

Al di là del profilo investigativo, c’è comunque un problema politico di fondo. Perché l’Italia appare sotto minaccia proprio oggi? Perché è investita da quella sorta di “controffensiva” che i jihadisti si apprestano a lanciare in Europa?  Non c’è dubbio. Ma occorre considerare anche la particolare fase politica che sta  attraversando in queste settimane  il nostro Paese. L’Italia dell’incertezza politica può apparire più vulnerabile di altri Paesi. È importante allora, pur nella necessaria dialettica tra i partiti, inviare all’estero segnali di fermezza e di unità morale.