L’inciucio incombe e Grillo ammette: «Io, come una prostituta senza marciapiedi»

Grillo all’angolo: dopo i vaffa e gli appelli a una “verginità parlamentare” ormai peduta e mentre l’inciucio dei suoi incombe, il fondatore del movimento ammette: «Mi sento come una prostituta in una città rimasta senza marciapiedi»…Torna a farsi sentire, l’ex comico genovese, ma non può mandare a quel paese nessuno perché la nuova linea del movimento da lui fondato è quella dell’ecumenismo dialogante che, fuor di metafora, potrebbe alludere all’inciucio, che pure il padre nobile pentastellato rinnega, ma a cui il buon Di Maio ha già dato l’avvio inaugurando con i casi di Rimborsopoli – e con gli esponenti grillini coinvolti, candidati ed eletti – e proseguendo con la ricerca di un alleato possibile per la formazione del governo, il nuovo corso dell’adeguamento parlamentare a usi e costumi inestirpabili. Ma predicare bene e razzolare male attiene evidentemente anche ai movimentisti più duri e puri, e come potrebbe allora il loro leader in pectore non dichiarare quanto appena enunciato, secondo cui: «Non assisterete a una mutazione genetica del movimento. L’epoca del vaffa è finita, ma quella degli inciuci non comincerà»???

La brusca “sterzata” di Grillo: ecco la nuova sfida del movimento?

Una sterzata brusca e decisamente non in linea con il percorso avviato da Di Maio, quella tentata dall’ex comico genovese, che dopo aver preso le distanze virtuali dal blog torna a parlare e, intervistato da Repubblica, fa sapere che «la sfida è cambiare il sistema culturale, il modo di pensare. Adesso – spiega – la responsabilità di tutti è dare all’Italia una visione per i prossimi vent’anni. Governare è affrontare il futuro con chi condivide una visione, non dividere le poltrone e poi scoprire di non avere una visione, tantomeno comune». Un appello dal vago sentore cerchiobottista che, se da un lato evoca l’inciucio possibile e l’apparentamento parlamentare («affrontare il futuro con chi condivide una visione dichiara Grillo» testualmente), dall’altro richiama quella verginità movimentista delle origini rinnegando quell’«apparentamento parlamentare» che invece Di Maio sta cercando a destra e sinistra dal minuto dopo la chiusura delle urne. Del resto, è lo stesso Grillo che sempre nell’intervista a Repubblica, chiosa sostenendo che, «la specie che sopravvive, anche in politica, non è la più forte, ma quella che si adatta meglio. Noi siamo un po’ democristiani, un po’ di destra, un po’ di sinistra, un po’ di centro. Possiamo adattarci a qualsiasi cosa. A patto che si affermino le nostre idee», sottolinea il fondatore del movimento.

Grillo disorientato dopo i vaffa e a un passo dall’inciucio M5S

Fino a concludere emblematicamente confermando un disorientamento ormai evidente: «Io non capisco più cosa è vero e cosa finto, se sono ancora il padre spirituale di un movimento oppure no. Non mollo, ma adesso un capo politico c’è e certe risposte deve darle lui», ribadisce ancora parlando del suo impegno e, al tempo stesso, delegando il suo erede napoletano. «Sono come una prostituta in una città senza marciapiedi: non so dove collocarmi», aggiunge, garantendo che «continuerò a essere la voce di chi fatica ad andare avanti e dei militanti che lottano per cambiare l’Italia, l’Europa e il mondo. E terrò gli occhi aperti su tutto, anche su di noi». Insomma, ma tr il vaffa e l’inciucio, Grillo svicola sul vale tutto. E il suo contrario…