L’importanza dei dazi: così il riso asiatico ha rovinato i produttori italiani

venerdì 16 marzo 19:48 - di Redazione

Ora Confagricoltura capisce l’importanza dei dazi e la necessità di uno stop alle importazioni incontrollate. “Esprimiamo soddisfazione per la decisione della Commissione europea di aver varato il provvedimento con cui si dà avvio all’indagine per valutare le conseguenze delle esenzioni dei dazi per le importazioni di riso da Cambogia e Myanmar. Parte dunque l’iter per l’attivazione della clausola di salvaguardia e la sospensione delle agevolazioni tariffare, come richiesto dal governo italiano e fortemente sostenuto da tempo da Confagricoltura. Confidiamo che l’indagine europea confermerà quanto abbiamo denunciato sui contraccolpi che le agevolazioni previste dal Sistema di Preferenze tariffarie Generalizzate (Spg) hanno determinato direttamente ed indirettamente sui nostri produttori”. Lo sottolinea l’Organizzazione degli imprenditori agricoli in relazione alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue dell’avviso di apertura della inchiesta di salvaguardia relativa alle massicce importazioni dai due Paesi. La quota di mercato del riso semilavorato e lavorato detenuto dalla Cambogia è passato dall’8 al 41% – ricorda Confagricoltura -. E sono già nove le varietà di Basmati importate dall’India mentre si sta valutando l’allargamento di questa lista. L’effetto delle importazioni ha determinato un abbattimento del 40% della produzione e delle vendite di riso Indica a livello europeo negli ultimi cinque anni Intanto le quotazioni del prodotto nazionale, a seguito della concorrenza del prodotto importato nonché dello squilibrio di mercato negli investimenti, sono crollate.  Confagricoltura, conti alla mano, ha fatto presente due esempi riguardanti importanti varietà nostrane: il Carnaroli è passato da una quotazione di 687 euro a tonnellata nel 2015 a 288 euro di oggi; l’Arborio nel 2015 era quotato 677 euro/ton, oggi al massimo ne vale 297. ”Fin dal 2013 abbiamo sollevato il problema delle importazioni a dazio zero dalla Cambogia e dal Myanmar chiedendo il ripristino dei dazi per il riso cambogiano e birmano – conclude Confagricoltura – . Abbiamo costantemente pressato il Governo a vigilare sui negoziati di libero scambio con altri esportatori di riso verso la Ue, prima il Vietnam e poi ora il Mercosur. E ci aspettiamo che il nuovo governo mantenga alta l’attenzione a difesa degli interessi dell’Italia in quanto primo produttore di riso europeo”.

Commenti

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  • ameliapapa@alice.it 17 marzo 2018

    L’Italia e gli Italiani sono considerati una nullità nel PARLAMENTO e sulle decisioni IMPORTANTI EUROPEE, vedasi non solo il riso ma tutta L’agricoltura, come anche gli IMMIGRATI, nessun Stato
    membro li vuole, almeno l’Europa pagasse il loro mantenimento e i danni che creano, compreso le
    patrie galere visto che occupano circa il 45% della capienza.
    vuole

    • maurocollavini@libero.it 20 marzo 2018

      Sig. Antonio l’Europa ci aveva avvisato che avrebbe dato soldi e/o rimborsi solo per i profughi che fuggivano da guerre come i siriani di cui si è riempita la germania anche con i soldi italiani; Non avrebbe dato invece nulla per gli immigrati provenienti da altri stati. Siamo noi italiani che aBBIAMO VOLUTO OSPITARE TUTTI, ce li siamo andati addirittura a prendere con le navi della marina militare, e adesso che cavolo volete? Ringraziamo la politica del c**** portata avanti dai piddini, dal Papa ed organizzazioni umanitarie varie

  • Studiomoschetto@yahoo.it 17 marzo 2018

    Temo che sia troppo tardi. La cevita’ ( o precisa volonta’) Di certa classe politica ha gia’ Distrutto questo importante settore produttivo italiano. Lo stesso vale per tanti altri settori produttivi.

  • giulioarditi@libero.it 17 marzo 2018

    Occorre che il consumatore conosca chiaramente la provenienza: dev’esser scritta caratteri cubitali sul pacco di riso! Molti sono disposti a spendere un po’ di più per sostenere la produzione italiana ed essere sicuri della qualità

    • marimanzo@gmx.net 17 marzo 2018

      Sicuramente in molti sono disposti a pagare un po’ di piu’ per avere prodotti genuini.
      Io personalmemte sto’ molto attenta alla provenienza dei prodotti. Mi domando pero’
      se e’ sempre tutto vero quello che c’e’ scritto sulle etichette. Ormai non si puo’ avere
      fiducia piu’ in nessuno.