Lezioni di stregoneria alle elementari? No, solo un gioco sulle fiabe di altri popoli

Magia nera alle elementari? Lezioni di stregoneria alla scuola primaria di Mocasina (Brescia)? Sul caso, sollevato dal neo-senatore leghista Simone Pillon che ha annunciato un’interrogazione in tema, sono intervenute le mamme degli alunni che sarebbero stati “vittime” delle suddette lezioni: «Noi a differenza di qualcuno ci mettiamo la faccia: vogliamo dissociarci da tutto quello che è stato detto, dalle assurde accuse di stregoneria che sono state fatte, prendere le distanze da chi, per fini a noi ignoti, non solo ha diffamato istituto, insegnanti e collaboratori, ma ha diffamato anche noi genitori», scrivono i genitori in un comunicato riportato da Brescia Oggi.

Riavvolgiamo il nastro per chiarire cosa è accaduto: Pillon, sulla sua pagina Fb, ha scritto: “Nelle scuole della mia Brescia, dopo il Gender, sono arrivati a imporre la stregoneria, ovviamente all’insaputa dei genitori. Vogliamo insegnare ai nostri bambini l’italiano, la matematica, l’arte, la musica e lasciar perdere queste porcherie?”. Da quale fonte proviene la notizia? Un racconto dettagliato di queste presunte “lezioni di stregoneria” è stato pubblicato sul sito de La nuova bussola quotidiana il 12 marzo scorso. Nell’articolo si punta l’indice contro la scrittrice Ramona Parenzan, “una donna che sviluppa laboratori e progetti di intercultura leggendo fiabe e invocando spiriti con amuleti e pozioni”. Vengono poi riportate le lamentele di alcune mamme secondo le quali i bambini avrebbero ricevuto amuleti  e avrebbero assistito all’invocazione di spiriti.

In realtà quello di Ramona Parenzan è un progetto multiculturale per far conoscere ai bambini fiabe di altri paesi. Nulla più di un gioco in cui i bambini sono parte attiva e in cui lei si traveste da “strega Romilda”. Ma davvero ha distribuito amuleti? Una mamma dei bambini coinvolti ha scritto al Fatto quotidiano spiegando che gli amuleti distribuiti consisterebbero in “un dattero che fa venire un’incredibile voglia di leggere libri, una conchiglia che esaudisce i desideri… possiamo veramente dire di avere paura di questo?”. Le presunte pozioni magiche distribuite consistevano in tè e succo di frutta. Ramona Parenzan si dice ora spaventata da questa campagna di stampa che incredibilmente ripropone toni da caccia alle streghe e che rischia solo di rivelarsi un boomerang per i cattolici non fanatici, i quali peraltro ben sanno che nelle fiabe la magia è un elemento costitutivo. Intanto La Nuova Bussola quotidiana è tornata all’attacco, senza recedere di un millimetro dalle accuse: “Quel che è certo è che dal suo profilo Facebook – scrive Andrea Zambrano riferendosi alla Parenzan – l’attività di stregoneria della Parenzan, attraverso i libri che promuove e le attività che svolge, è dichiarata. Il punto è semmai quello di capire se queste attività sono pericolose o invece sono puramente ricreative e didattiche, pur nello spirito del multiculturalismo, che sembra essere la facciata con la quale è stata fatta l’attività…”. L’accusata ha così commentato sul suo profilo Facebook: “È uscito un altro articolo diffamatorio. Senza Parole… Atterrita”.