L’apertura di Salvini ai Cinquestelle scuote la Lega. Rischio “scissione”?

«Non sarò certo io a guidare un’eventuale scissione dentro la Lega, ma è una questione di coerenza politica. Diventa difficile stare contemporaneamente al governo con il centrodestra sui territori, nelle regioni, e all’opposizione con il centrodestra a Roma». Il giorno dopo il duello a distanza con Matteo Salvini, su un possibile “inciucio” leghista con i Cinquestelle, Roberto Maroni, ex presidente della Regione Lombardia, ai microfoni di “6 su Radio 1”, non esclude nulla, neanche una possibile scissione all’interno della Lega proprio sul tema alleanze. «Mi auguro che Salvini riesca a diventare presidente del Consiglio – prosegue poi Maroni – ma il problema è che se l’alleanza è con i 5 Stelle, mi pare complicato avere un’alleanza simile a Roma e sui territori, dove invece il governo è al centrodestra e i Cinque Stelle sono all’opposizione. Difficile poi far finta di niente». Scissione, dunque: una parola che scuote il dibattito nella Lega a soli quindici giorni dalle vittoriose elezioni per il Carroccio e per l’intera coalizione di centrodestra.

Ieri, Maroni e Salvini, si erano confrontati sul tema di un governo sostenuto dai grillini, con il primo a chiudere la porta e il secondo a riaprirla subito: “Perché no? Non escluso nullla….». «Vedo impossibile un governo assieme tra Lega ed M5S», era stata la dichiarazioe nel pomeriggio a Mezz’ora in più, su Raitre, di Maroni. «Un governo con il M5S mi sembrerebbe un ritorno indietro alla Prima Repubblica, ai governi balneari», aveva aggiunto  l’ex presidente della Regione Lombardia. Sulla stessa linea anti-inciucio con i grillini anche gli altri due leader del centrodestra, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni. Venerdì, intanto, iniziano le procedure per l’elezione dei presidenti delle due Camere, primo snodo di un dialogo, già in corso, tra Salvini e Di Maio.

Maroni, oggi, auspica un governo di larghe intese che faccia la nuova legge elettorale e poi si può tornare a votare. «Dopodiché chi vince governa. Il problema con i Cinque Stelle non è che non hanno esperienza; il problema è che dicono cose che faccio fatica a condividere, come il reddito di cittadinanza, che è il più forte incentivo a non cercare lavoro». «Si è visto anche nelle elezioni con il risultato del Nord produttivo che vuole il lavoro vero e il risultato del Sud – aggiunge – . Vorrei far prevalere la coerenza del governo dei territori rispetto a scorciatoie che rischiano di mandare a schiantare ma la decisione sarà presa da Salvini e io la rispetterò fino in fondo». Infine, in merito alle voci che vogliono Maroni come possibile nome per la guida di un nuovo governo, l’ex presidente della Regione Lombardia risponde: «Spero proprio di no, ce ne sono tanti in grado di governare, spero si rivolgano altrove».