La Turchia è un pericolo per l’Europa: si giustifica per l’invasione della Siria

La Turchia difende l’invasione armata di uno Stato sovrano, ossia l’operazione Ramoscello d’ulivo lanciata il 20 gennaio nella regione di Afrin, enclave curda nel nordovest della Siria, in nome di un inesistente “diritto all’autodifesa”. “Crescenti minacce, atti di terrorismo e aggressione contro il nostro Paese a causa del conflitto in Siria ci hanno costretto ad avviare un’operazione oltre i confini nazionali”, si è giustificato il vice ministro degli Esteri turco, Ahmet Yildiz, alla 37esima sessione ordinaria del Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite. “Da Afrin – ha proseguito, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa ufficiale turca Anadolu – sono stati lanciati più di 700 attacchi contro il territorio turco dall’inizio del 2017”. La verità è che la Turchia è ossessionata dalla questione curda. Il numero due della diplomazia di Ankara ha puntato il dito contro “le organizzazioni terroristiche”, citando esplicitamente il Pkk, il partito curdo siriano Pyd e le milizie Ypg, l’Is e il Fronte Rivoluzionario di liberazione popolare (Dhkp-C). Gli attacchi di questi gruppi, ha sostenuto, “hanno provocato centinaia o anche migliaia di vittime tra i civili innocenti”. Cosa questa del tutto falsa. “Riguardo l’avvio di un’operazione non c’era scelta. Si tratta del legittimo ricorso al diritto di autodifesa che è garantito alla Carta delle Nazioni Unite e dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza Onu. Noi rispettiamo l’integrità territoriale della Siria”, ha ripetuto, insistendo sulle garanzie a protezione dei “civili”.