La prima vittima è Stefano Esposito, il “piddino” delle gaffe: si ritira a vita privata

Bocciato dagli elettori alle urne. Sconfitto dal confronto con la competitor della coalizione di centrodestra, Roberta Ferrero, sfida elettorale dalla quale il senatore dem esce sconfitto all’uninominale per il Senato Torino-Collegno, il Pd Stefano Esposito annuncia e conferma il suo addio – sembra definitivo – alla politica. Un commiato che arriva non soltanto dopo la débâcle nell’agone plebiscitario, ma al termine di un percorso politico e amministrativo che ha visto l’esponente di centrosinistra al centro di controversie, polemiche e, soprattutto, indimenticabili gaffe istituzionali e imbarazzanti spropositi diplomatici.

Esposito sconfitto dice addio alla politica

«Gli elettori hanno dato il loro responso. Ho perso. Nel collegio uninominale la sfida era prima di tutto tra candidati. Quindi la sconfitta è la mia sconfitta»: così posta, a caratteri digitali marchiati a fuoco in un post su Fb, il senatore Stefano Esposito, sconfitto dalla candidata del centrodestra Roberta Ferrero. «Con queste elezioni si chiude il mio impegno politico a tempo pieno», conclude il vice presidente della Commissione Trasporti di Palazzo Madama, annunciando che «tra qualche giorno ritornerò al mio lavoro in Prefettura. Una pagina si chiude e un’altra si apre». E nelle note a margine, tra polemiche ed errori, mancanze e buoni propositi, una punteggiatura fatta di equivoci, gaffe e azioni plateali: come quando, già nel lontano 1990, Esposito s’incatenò ai termosifoni del comune di Torino in segno di protesta contro l’aumento degli abbonamenti del trasporto pubblico per gli studenti. O quando, solo qualche anno dopo, nel ’94, a proposito degli scontri universitari tra studenti di destra e di sinistra dichiarò, a dir poco incautamente, che le forze dell’ordine schierate nell’ateneo «sembravano gli angeli custodi del Fuan». Ma l’apice dell’imbarazzo causato alla sua stessa immagine di rappresentante istituzionale come alla compagine dem di cui faceva parte sarebbe stato raggiunto negli anni di impegno politico-amministrativo reso in Campidoglio al fianco dell’allora già abbastanza discusso sindaco, Ignazio Marino.

Un excursus ricco di gaffe e di polemiche

In quella circostanza, in veste di assessore ai trasporti capitolini, Esposito diede letteralmente fuoco alle polveri, prima dimostrando di non conoscere neppure le basi dell’urbanistica della Capitale – (a chi gli chiedeva di quartieri e fermate della metropolitana rispondeva incerto se non proprio in errore) – poi, gloriandosi di un beffardo – e decisamente inopportuno – “Roma merda” amplificato dai microfoni della trasmissione radiofonica La zanzara (Radio 24), ciliegina sulla torta posta sull’amaro menù offerto dall’amministrazione della Capitale all’epoca targata Marino. Fu dietro le sollecitazioni di  Cruciani e Parenzo che l’allora assessore, già ultrà bianconero, e già ammonito col cartellino giallo per aver dimostrato di non conoscere neppure le linee degli autobus della capitale di cui era stato nominato assessore ai trasporti, arrivò ad ammettere coram populo che, da ex ultras, gridava fiero e convinto «Roma merda». Insomma, non stupisce ma colpisce comunque, oggi, che tra chi non ce l’ha fatta spicchi il nome di Stefano Esposito, senatore Pd: almeno fino a ieri. Da oggi, che come lui stesso ha rilevato, riconosciuto che «la sconfitta è la mia sconfitta – non mi sentirete dire è colpa di tizio o di caio. La pratica di scaricare le responsabilità su altri non mi appartiene – «con queste elezioni si chiude il mio impegno politico a tempo pieno»… «Una pagina si chiude e un’altra si apre»: e speriamo che stavolta le note a margine non rimandino a performance a dir poco sui generis…