La guerra di Raggi e Pd ai villini liberty. A rischio un altro edificio a Monteverde

Protesta trasversale e dal basso per la prossima demolizione di un altro edificio storico a Roma, una palazzina stile liberty in via Monte del Gallo, a Monteverde vecchio. Uno scempio che non riguarda solo questo caso, che si aggiunge all’abbattimento di un altro villino liberty, nel pregiato quartiere Coppedè di Roma. E’ poi seguito il caso di un villino del 1905 nel cuore del quartiere Trieste. E ancora a rischio demolizione risulta la storica Villa Paolina di Mallinckrodt in largo XXI Aprile al Nomentano.

Il via alle ruspe è consentito, denuncia la consigliera ambientalista del I Municipio Nathalie Naim, “grazie alla Legge deroga approvata dalla Regione Lazio governata da Zingaretti, causa dell’ abbattimento dei villini , edifici storici nelle aree piu pregiate della citta’. Il motivo: consentire ai costruttori, geometri ecc. di realizzare maggiori cubature in aree di pregio realizzando un proprio profitto a detrimento della citta e dei cittadini. Mi indigna il fatto che Zingaretti e i suoi assessori ingannino i cittadini rinnegando le proprie evidenti responsabilita’ e che il comune, benche’ possa fare, anche se poco, non si ribelli per tutelare la citta che amministra, si mostri cosi inerte e sprovveduto, complice si direbbe… e le Soprintendenze che fanno? Guardano distruggere la città?”. A Roma ammonterebbero a 561 le richieste di permessi per demolire e ricostruire ampliando le cubature.

Dietro l’inerzia del governo capitolino dei Cinquestelle vi sarebbe, secondo i media, un patto tra la sindaca Raggi e i costruttori, senza il cui appoggio a Roma nessuna forza politica va avanti. Un patto che Virginia Raggi si è guardata bene dal rompere. E che anzi sarebbe stato rinnovato con la partecipazione della stessa Raggi all’assemblea dei costruttori romani (Acer) lo scorso novembre. In quell’occasione la sindaca annunciò la legge per la rigenerazione urbana e lo sblocco del piano edilizio per la riqualificazione di Pietralata. È vero che il via alla speculazione edilizia si deve al Piano casa della giunta Zingaretti che permette di aumentare fino al 35 per cento – o fino al 60 in caso di edifici in condizioni degradate – la superficie esistente in caso di interventi di ristrutturazione o sostituzione edilizia. Ma il Campidoglio potrebbe fare la sua parte, ad esempio -come afferma Andrea De Priamo di Fratelli d’Italia – potrebbero “apporre il vincolo della Sovrintendenza sugli immobili che lo meritano e avviare una revisione del Piano regolatore per quanto riguarda la carta della qualità”, fermando così l’avanzata delle ruspe.