La Balzerani offende i morti: «La vittima è un mestiere». Perché la fanno parlare?

Il quarantennale della strage di via Fani s’è rivelato un boomerang perché ha offerto una immeritata ribalta ai brigatisti di allora. Un vero e proprio oltraggio alle vittime e ai loro parenti contro cui s’è giustamente scagliato il capo della Polizia, Franco Gabrielli. Ringalluzzita evidentemente da tanta pubblicità, Barbara Balzerani, appartenente alla colonna romana delle Br, triste protagonista di quel tempo di morte e di sangue, è andata oltre e, sfidando ogni sentimento di decenza e di umanità, s’è messa anche a offendere i caduti di allora e le persone che continuano a piangerli oggi. Ecco che cosa ha detto  la ex brigatista presentando un suo libro a Firenze: «C’è una figura, la vittima, che è diventato un mestiere, questa figura stramba per cui la vittima ha il monopolio della parola. Io non dico che non abbiano diritto a dire la loro, figuriamoci. Ma non ce l’hai solo te il diritto, non è che la storia la puoi fare solo te».  Una simile insulsaggine la Balzerani l’ha detta ieri, anniversario di quel lugubre 16 marzo 1978, in un centro sociale, il Cpa di Firenze, cornice davvero “degna” per certe indecenze ideologiche.

Già è  un oltraggio offrire un microfono chi partecipò al sequestro di Moro proprio nel giorno della tragica ricorrenza. Quello che è ulteriormente intollerabile è il trattamento da “reduci” riservato ai brigatisti di allora, come se fossero stati, all’epoca, i protagonisti di una “guerra”, laddove furono invece gli autori di azioni criminali, un manipolo di sanguinari, espressione di una generazione di esaltati ultracomunisti. Perché li fanno ancora parlare?