Isis, Gasparri: «È una guerra contro di noi, servono misure speciali»

«Efficaci misure di prevenzione» e «azioni dure», adeguate a rispondere «alla guerra alle nostre democrazie». A chiederle è Maurizio Gasparri, dopo gli arresti per terrorismo degli ultimi giorni. Per il senatore azzurro, infatti, se è doveroso complimentarsi con chi ha impedito attentati in Italia, va però preso atto che «occorrono misure speciali» tanto a livello nazionale quanto a livello internazionale.

Gasparri: «Il discorso va esteso a tutto l’Occidente»

«La vicenda di Halili conferma quanto siano pericolose le presenze islamiche in tutto il mondo occidentale. Comprese quelle di seconda generazione, che hanno quindi cittadinanza europea», ha sottolineato Gasparri, ricordando che l’italo-marocchino arrestato a Torino aveva già patteggiato una condanna a due anni per istigazione a delinquere con finalità di terrorismo. «Era noto ed evidentemente controllato. Complimenti, quindi, a chi ha condotto l’azione di prevenzione, che ha impedito un attentato nel nostro Paese», ha sottolineato Gasparri, aggiungendo che «tuttavia, a livello interno e internazionale – il discorso va esteso all’intero Occidente – si pone ormai come indifferibile il varo di efficaci misure di prevenzione». «Quando apprendiamo che un imam è stato espulso, ci dovremmo chiedere che fine fa. Potrebbe rientrare nel nostro Paese per proseguire la propria predicazione fanatista o per creare reti terroristiche. Occorrono quindi misure speciali», ha avvertito il senatore azzurro.

«Una guerra contro le nostre democrazie»

Gasparri quindi ha portato l’esempio di «quanto si fece ai tempi del terrorismo interno e la famosa retata del 7 aprile, che servì a smantellare reti di terroristi e di fiancheggiatori» per chiarire che «c’è da fare un salto di qualità». «Non si può pensare di vincere questa guerra con l’indignazione sui social network o con vane dichiarazioni alla stampa. Bisogna varare norme per trattenere le persone che alimentano l’odio fondamentalista e preparano, tra gli immigrati islamici e tra i loro figli nati in Italia, autentici terroristi. Alla guerra alle nostre democrazie – ha concluso – si risponde con determinazione, azioni adeguate e quindi dure».