Il Pd sconfitto “processa” Renzi. L’ira dei fedelissimi: «Mai toni così violenti»

Ufficialmente si trattava di un’analisi del voto organizzato da Sinistradem, la corrente guidata da Gianni Cuperlo. Nella realtà si è tradotto in un nuovo attacco alla gestione di Matteo Renzi, sotto gli occhi del neo-reggente del Pd Maurizio Martina, presenti il ministro della Giustizia Andrea Orlando e quello dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Il Pd è in un angolo e ha adottato la strategia del basso profilo: abbiamo perso, stiamo all’opposizione, governi chi ha vinto. ma rischia di somigliare troppo ad un Aventino.

Convegno di Cuperlo con Martina, Orlando e Calenda

Un rischio che Martina ha cercato di esorcizzare («Guai ad immaginarlo») richiamando i vincitori ai loro doveri e, soprattutto, a non utilizzare a mo’ di ricatto l’arma di nuove elezioni. «Non ci tireremo indietro dal percorso da fare – ha avvertito -, ci aspetteremo che siano solo le forze che hanno vinto a fare le mosse, noi contrattaccheremo e cercheremo di organizzare la controffensiva». Parole che non somigliano neanche lontanamente all’abbozzo di una strategia. Non ce l’ha neppure Cuperlo, che ha organizzato l’incontro: «Il renzismo – ha argomentato – è stato un disegno politico, riconoscerlo è un atto di onestà, ma il 4 marzo ha detto che quel disegno è stato sconfitto». Terapia consigliata, la solita: «Ora per il partito serve una collegialità praticata nazionalmente e sui territori. Non è questione di posti ma di portare a sintesi un pluralismo di cui abbiamo bisogno». Neppure il tanto celebrato “uomo nuovo” del Pd, Calenda, ha in tasca la ricetta giusta. Al convegno parla solo per strappare un invito ad nuovo rendez-vous: «Diamoci un termine breve per ragionare sulla sconfitta e un termine lungo per ragionare sul futuro. Possiamo metterci in cammino dicendo che non abbiamo ricette per il futuro ma possiamo gestire il presente con pragmatismo e umiltà».

Anzaldi: «Inconcepibile accusare Renzi di clientelismo»

Che la tensione nel Pd sia alle stelle lo dimostrano i toni con cui Michele Anzaldi, fedelissimo dell’ex-leader ha fatto le bucce all’iniziativa di Cuperlo caratterizzata – a suo giudizio – da inusitata «violenza» contro Renzi. «Davvero – ha polemicamente chiesto in un post su Facebook -si può sentir parlare, nella sede del nostro partito, di clientelismo e nepotismo contro chi ha guidato il Pd negli ultimi 4 anni?». Evidentemente, sì.