Il papà di Mariam: «Abbiamo paura, le assassine di mia figlia sono libere»

Ha paura per gli altri due figli e si domanda perché le bulle che hanno pestato a morte la figlia siano libere. Hatim Dawod Moustafa, il papà di Mariam, la ragazza aggredita il 20 febbraio a Nottingham e morta dopo 12 giorni di coma, si sfoga, manifestando i suoi timori: «Quelle ragazze sono pericolose per tutti in città, si vede da come hanno agito nonostante le telecamere, non hanno paura di niente».

«Ho altri due figli, restiamo chiusi in casa»

Delle quattro ragazze indagate per la morte di Mariam solo una è ai domiciliari. Le altre, come riferisce Il Messaggero, nell’attesa del processo restano libere. «Ma perché le hanno rimandate a casa? Come possiamo vivere così? Mia figlia morta, le assassine libere e noi chiusi in casa. Abbiamo paura», ha riferito l’uomo, 50enne di origini egiziane che fino a quattro anni fa viveva a Ostia con la famiglia. «Ho altri due figli, ma anche io ho timore di trovarmele davanti. Sono il papà, se fosse al mio posto come si comporterebbe?», ha proseguito l’uomo, ricordando che due delle ragazze identificate per la morte di Mariam ad agosto avevano già aggredito lei e la sorella. «Non sto più tranquillo qui», ha sottolineato Moustafa.

Un caso di «razzismo al contrario, contri i bianchi»

Della banda facevano parte anche altre ragazze, alcune però avrebbero partecipato alla violenza “solo” verbalmente, offendendo Mariam e minacciandola di morte. Per il padre della 18enne e – a quanto riferisce l’uomo – per la stessa polizia ormai la pista razziale sarebbe la più accreditata. «Anche la polizia ora, dopo aver ascoltato un testimone nuovo, dice che al 70-80% siamo di fronte a un caso di razzismo al contrario, contro i bianchi ecco. Mia figlia – ha raccontato ancora Moustafa – era con un ragazzo nero e forse anche quello può aver dato fastidio». E il papà di Mariam ha ricordato che durante una precedente aggressione la figlia «era assieme a una ragazza chiara, bionda». «I testimoni hanno riferito senza ombra di dubbio: la volevano ammazzare. Ci sono foto, video, è tutto chiaro e allora mi chiedo perché prendere tempo», ha aggiunto l’uomo, commentando la notizia secondo cui le assassine della figlia si sarebbero rifiutate di rispondere alle domande degli investigatori.