Il killer di Budrio non risponde ai pm spagnoli. «Presto sarà processato»

Il killer di Budrio, Norbert Feher, alias Igor Vaclavic, accusato di aver ucciso sei persone tra l’Italia e la Spagna, è stato interrogato nel carcere di Saragozza e si è avvalso, come spiega il procuratore di Bologna Giuseppe Amato, della facoltà di non rispondere. «L’abbiamo interrogato e lui si è avvalso, come è legittimo, della facoltà di non rispondere – commenta Amato – Noi ne abbiamo preso atto, l’importante, comunque, è che abbiamo acquisito ulteriori elementi dagli spagnoli e soprattutto abbiamo incardinato definitivamente il rapporto processuale. Per cui adesso lo rinvieremo a giudizio in tempi brevi e chiederemo agli spagnoli di processarlo in videoconferenza, come è consentito dalla legge di riforma Orlando». Davanti agli inquirenti, tra i quali il procuratore Amato e il suo braccio destro, Marco Forte, «Feher si è comportato in modo assolutamente normale, consapevole di quello che faceva. Non ha voluto rispondere ed è finita lì». «Ma siamo soddisfatti – sottolinea Amato – l’interrogatorio è comunque un atto difensivo, non accusatorio». Per quanto riguarda, del resto, «gli omicidi rispetto ai quali doveva rispondere a Bologna – conclude il procuratore di Bologna – gli elementi che abbiamo sono assolutamente forti e non avevamo necessità di un contributo collaborativo da parte sua».

Parla il legale della vedova Fabbri

«Non mi sorprende che Norbert Feher abbia ritenuto di tacere, probabilmente consigliato da qualche avvocato. Dal punto di vista dell’imputato, quando una situazione è molto evidente e chiara, le sue dichiarazioni possono essere o confessorie, e quindi può dire “sì sono responsabile”, altrimenti cosa poteva fare? Dire “non sono stato io”?». Così l’avvocato Giorgio Bacchelli, difensore di Maria Sirica, vedova di Davide Fabbri, una delle sei persone che Norbert Feher, alias “Igor il Russo”, è accusato di aver ucciso, commenta la decisione di Feher di avvalersi della facoltà di non rispondere di fronte al procuratore di Bologna, Giuseppe Amato, e al pm Marco Forte. «Le prove inconfutabili della responsabilità sono state raccolte al 99,9% – spiega Bacchelli – quindi poteva o rimanere in silenzio, ed è la scelta che ha fatto, oppure non poteva certo dire il contrario di quanto risulta dalle prove, dalle registrazioni e dalle testimonianze. C’è una situazione probatoria totalmente negativa nei suoi confronti quindi è anche giustificato che qualche difensore lo abbia consigliato di tacere».