Il governo ancora non c’è, ma il diktat della Bce sì: «Aumentate l’età pensionabile»

I governi dell’eurozona non si azzardino a ritoccare l’età pensionabile. Anzi, si abituino all’idea che se ritocco ci sarà, andrà verso l’alto e non verso il basso. A lanciare il diktat, la Banca centrale europea guidata da Mario Draghi. Non bisogna essere esperti di dietrologia per capire che l’altolà pubblicato nel bollettino economico della Bce riguarda soprattutto l’Italia, ora più che mai sorvegliata speciale in Europa per effetto della vittoria elettorale del cosiddetto fronte populista, centrodestra e M5S. Sia Salvini sia Di Maio hanno infatti picchiato duro in campagna elettorale sulla necessità di modificare la riforma Fornero, ritenuta (giustamente) troppo penalizzante per i lavoratori.

La Bce nega che il riferimento sia diretto solo a noi

Lo conferma indirettamente il passaggio in cui la Bce fa riferimento a Paesi che «hanno adottato riforme pensionistiche a seguito della crisi del debito sovrano», la cui «rapidità di attuazione» è «recentemente diminuita». Nonostante gli economisti di Francoforte specificano come non sia possibile «trarre conclusioni relative ai piani di riforma dei singoli paesi», è fin troppo evidente che nel loro mirino c’è l’Italia. Da noi, infatti, la “Fornero” è stata addolcita da correttivi come Ape social, Ape volontaria e Rita.

Nel 2070 gli over 65 in Italia saranno il 52% della popolazione

Non è poi un caso che il punto di partenza dell’analisi dell’Istituto di Francoforte sia l’invecchiamento demografico, problema diffuso ma che solo da noi fa registrare un tasso di denatalità impressionante. L’invecchiamento della popolazione, si legge infatti nel bollettino dell’Eurotower, comporta «pressioni al rialzo sulla spesa pubblica per pensioni, assistenza sanitaria e cure a lungo termine», mentre l’obiettivo comune dovrebbe consistere «nella riduzione dell’onere del loro debito» per assicurare «la sostenibilità dei conti pubblici nel lungo periodo». Secondo la Bce la crescita degli ultra 65enni sul totale della popolazione lavorativa è destinato a crescere  dal 30 per cento circa del 2016 a oltre il 52 nel 2070. In Italia, nel 2070 sarà a oltre il 60 per cento, una condizione che condivideremo con Grecia e Cipro mentre il Portogallo deterrà il primato negativo con il 67.