I 5 stelle negano l’evidenza: «Code al Caf? Una fake news». Ma i video li smentiscono

Qualcuno la notizia delle file ai Caf per le richieste del reddito di cittadinanza promesso dai Cinquestelle in campagna elettorale l’ha confermata. Altri l’hanno addirittura rincarata e rinverdita. Altri ancora l’hanno ridimensionata parlando di «casi isolati», ma i più ne hanno rivendicato la veridicità a suon di video che attestano le code e smentiscono la lettera scarlatta della fake news apposta dai grillini sul web ad ogni post che ne denunciava o testimoniava la veridicità.

Non è una fake news, ma loro negano

Ma i movimentisti pentastellati, freschi di affermazione elettorale, proprio non ci vogliono stare: e lancia in resta, corazzati da un’organizzazione virtuale in grado di consentire loro di penetrare a vario titolo nei profili social, provano ad apporre dove possono il sigillo della fake news a qualunque conferma verbale o testimonianza digitale che in qualche modo giustifichino la notizia che, ormai da giorni, circola sul web alimentando il tam tam di una presa d’assalto dei Caf. Un’indiscrezione partita da Giovinazzo (in Puglia), alla ricerca del fantomatico modulo per la richiesta dell’ambìto sussidio proposto dai candidati grillini che ora, alla resa de conti con gli elettori, cominciano ad andare al contrattacco informatico, scalando account e profanando siti decisi a smentire. Negare. Dissimulare e, se proprio non si riesce a fare di meglio, quanto meno a ridimensionare. «Smettetela di offendere il popolo meridionale con le fake news sulle file ai Caf per il reddito di cittadinanza», si sfoga con i cronisti il senatore Sergio Puglia, arrivando al Parco dei Principi per l’incontro con i neo eletti M5S. «Hanno votato perché c’è mala giustizia e mala sanità. Ci siamo stancati. È per questo che ha votato il Meridione», ha concluso la sua intemerata l’esponente grillino. Uno sfogo che tradisce insofferenza, perché – come sosteneva il buon Andreotti che di politica e propaganda se ne intendeva sul serio, «a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca»…

Esegesi ed excursus della notizia che…

Del resto, ormai, la notizia ha preso piede e corpo da sé, aumentando portata mediatica e dimensioni della sua divulgazione anche a prescindere dalla sua attendibilità (posto che sia davvero una fake news: cosa ancora tutta da dimostrare). Infatti, quel continuare a parlare di casi in Puglia e Basilicata. Quell’insistere sulla corsa ai Caf scattata all’indomani del verdetto delle urne. Quel ricostruire esegesi ed excursus della sua propagazione virale, a partire da quanto riferito, tra i primi, dalla Gazzetta del Mezzogiorno, e da quanto poi confermato – come scritto tra gli altri dal Fatto Quotidiano – da un sindaco (salvo una parziale retromarcia dell’ultim’ora), «da un paio di sindacalisti locali e dal responsabile del centro di orientamento al lavoro del Comune di Bari», e infine, rilanciato da tutte le testate nazionali. Quel battere, insomma, con la lingua dove il dente duole, ha di fatto dotato di vita propria una notizia che, a questo punto, poco conta se fake o meno. E allora, ingigantita. Ridimensionata. Del tutto vera o parzialmente fasulla, ormai non importa: e nella memoria – e non solo dei pc degli elettori – resta scolpito a caratteri digitali il primo, discutibile effetto, della vittoria grillina del 4 marzo.