Ghanese evade dai domiciliari per stuprare la ex. Rampelli: perché non è stato rimpatriato?

mercoledì 21 marzo 14:55 - DI Alessandra Danieli

A febbraio aveva picchiato la compagna minacciandola con un coltello ed era stato arrestato. Sottoposto ai domiciliari era più volte evaso per andare a casa dell’ex e costringerla a subire rapporti sessuali. Accade a Ragusa, dove la Squadra mobile ha arrestato un cittadino ghanese per il quale adesso, finalmente, si sono spalancate le porte del carcere. Una vergogna, è il commento a caldo di Fabio Rampelli. «Perché questo signore non è stato immediatamente rimpatriato al primo avviso di reato?», chiede il capogruppo uscente di Fratelli d’Italia a Montecitorio «e perchè è stato sottoposto agli arresti domiciliari consentendogli di continuare a commettere abusi?». Rampelli, che ha annunciato un’interrogazione sul caso,  denuncia il falso buonismo della sinistra e delle istituzioni che mette a rischio la sicurezza dei cittadini e crea «vergognose e inaccettabili zone franche dove il crimine regna sovrano». E la neo-senatrice Laura Boldrini non ha nulla di dire questa volta ?E le femministe d’antan, le militanti di “se non ora quando?, dove si sono nascoste?».

Scafista ghanese evade per violentare la ex

Sbarcato a gennaio dello scorso anno a Pozzallo, piccolo porto nel Catanese, l’uomo era stato finito in manette perché ritenuto uno scafista, successivamente era stato scarcerato e aveva presentato richiesta di asilo. Lo scorso febbraio era stato arrestato dalla Polizia dopo aver ferito e minacciato la compagna con un grosso coltello. Dopo la convalida dell’arresto il gip lo aveva sottoposto agli arresti domiciliari. Il ghanese, però, in più occasioni era evaso per recarsi nell’abitazione della compagna. Qui, dopo essere entrato da una finestra rotta, aveva abusato della donna, che agli investigatori ha raccontato violenze e umiliazioni continue. Più volte, infatti, sarebbe stata bruciata con la sigaretta e costretta ad accettare inaudite violenze e a non chiamare la Polizia sotto la minaccia di morte. A fare scattare le indagini, però, è stato un referto medico del pronto soccorso di Ragusa che messo sull’allarme gli investigatori della Squadra mobile che hanno contattato la donna. Qui, sentendosi protetta e al sicuro, la vittima ha raccontato tutto. Dopo le testimonianze drammatiche della donna è stato disposto l’aggramento della misura cautelare. Il ghanese, rintracciato in un’abitazione del centro storico, è stato così condotto in carcere. «La Polizia di Stato di Ragusa, grazie alla collaborazione e alla determinazione di una donna vittima di violenza – dice il dirigente della Squadra mobile – ha potuto assicurare alla giustizia un pericoloso soggetto. È fondamentale considerare gli uffici della Squadra Mobile come un luogo sicuro dove poter richiedere aiuto».

Commenti

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  • Giuseppe Forconi 22 marzo 2018

    No prima il taglio della fava, poi impiccato e i resti rimandati in Africa via gommone.

  • giorgio.precetti@alice.it 21 marzo 2018

    la pena di morte ci vuole oppure tagliategli il pisello