Frizzi, Michelle Hunziker furibonda: «Il dolore non si annuncia nei post»

venerdì 30 marzo 9:52 - DI Redazione
michelle hunziker

Colpisce il lungo posto su Instragram di Michelle Hunziker, che risponde agli attacchi social nei suoi confronti spiegando perché non ha scritto nulla sulla morte di Fabrizio Frizzi, lacui scomparsa ha colpito l’opinione pubblica come in poche altre occasioni si era visto. In questi giorni molti suoi colleghi hanno scritto sui propro profili social pensierie ricordi.  La Hunziker no.  Senza mai citarlo – parla di «caro collega, che ho amato come tutti moltissimo» e  rivendica in sostanza la libertà di elaborare il lutto in modo privato e personale. «In primo luogo, da che mondo è mondo, ognuno dovrebbe affrontare il lutto come vuole, come può e a sua completa sensibilità e discrezione. Non è assolutamente detto che si abbia sempre voglia di rendere pubblico il proprio dispiacere sui social e non è nemmeno detto che una persona non soffra perché non lo annuncia in un post». E’ la risposta di Michelle Hunziker a chi l’ha attaccata dopo la morte di Fabrizio Frizzi. Il dolore ha diritto di essere manifestato in modo assolutamente individuale. Non è detto che l’eccessiva esposizione sui social sia sinonimp di un dolore maggiormente forte.

La showgirl  spiega la sua posizione al riguardo: «Molte, troppe persone stanno perdendo completamente il senso della vita reale sentendosi in assoluto potere, nella loro ipocrisia, di decidere cosa sia giusto dire o fare in determinate situazioni o a seguito di determinati fatti del quotidiano. Un esempio lampante – scrive la Hunziker –  è il modo in cui queste persone sui social si aspettino di come gli ‘altri’ debbano affrontare il proprio lutto. Danno per scontato che un personaggio pubblico debba per forza postare sempre qualcosa o rispettare un assurdo silenzio imposto quando qualcuno purtroppo viene a mancare». In fondo è così: «Diceva bene Montanelli: le uniche lacrime sincere sono quelle che versiamo da soli in una stanza buia e priva di specchi», ricorda Massimo Gramellini sul Corriere.

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