Firenze, non è razzismo. I senegalesi devastano il centro storico (video)

Violenze selvagge e devastazioni in tutto il centro di Firenze da parte dei senegalesi residenti che protestavano contro l”omicidio di un loro connazionale da parte di un italiano. Nonostante si sia chiarito che è il gesto di un pazzo, i sengalesi l’hanno subito messa giù come omcidio razzista e fascista, imbeccati in questo dai loro cattivi maestri, da quelli che li hanno trascinati in Italia senza prospettive. Ora il sindaco del Pd Dario Nardella e la sinistra raccolgie quello che ha seminato. La Procura di Firenze ha chiarito che l’omicidio sul ponte Vespucci del cittadino senegalese Idy Dienec “non è un gesto a sfondo razzista”. Lo ha detto il procuratore Giuseppe Creazzo al termine dell’interrogatorio di Roberto Pirrone, arrestato per l’assassinio del 54enne immigrato. Pirrone ha confermato ai magistrati che ieri mattina avrebbbe voluto suicidarsi ma che poi non ha avuto il coraggio di farlo. Pirrone ha però sparato alla prima persona che ha trovato per strada, cioè Dienec. In precedenza aveva visto sul ponte una madre con due bambini ma, ha detto l’arrestato ai magistrati, ma non se l’è sentita di sparare contro di loro. ”Non possiamo che esprimere solidarietà e vicinanza alla comunità senegalese. L’omicidio che si è consumato ieri a Firenze è una tragedia che colpisce al cuore la città e i suoi valori identitari di accoglienza, rispetto, umanità”, dicono in una nota congiunta il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni e il presidente di Confcommercio Firenze Centro Aldo Cursano, portavoce degli imprenditori del ”Patto per Firenze”. ”Non possiamo però accettare in alcun modo quanto successo ieri pomeriggio e ci auguriamo anzi che i colpevoli degli atti di vandalismo siano al più presto identificati e puniti dalle forze dell’ordine”, aggiungono Marinoni e Cursano. ”Nessuna democrazia può essere fondata sull’intolleranza, la rabbia cieca, la violenza. E non possiamo in alcun modo tollerare una volta di più che la città resti inerme e abbandonata a se stessa in balia di facinorosi violenti, come è avvenuto ieri e come è avvenuto purtroppo già altre volte a San Lorenzo e altre aree”, sottolinea il direttore Marinoni. ”Le saracinesche dei nostri negozi non sono barricate per difendersi dalla violenza, ma sguardi aperti sulla città e sul mondo”, aggiunge il presidente Cursano, ”ritroviamo modo e misura del vivere civile, anche in nome dell’economia e del nostro futuro”.