“Figlio di cane”: il palestinese Abbas offende l’ambasciatore Usa in Israele

mercoledì 21 marzo 14:25 - DI Redazione

È sempre più alta la tensione nei rapporti tra palestinesi e americani, dopo che la Casa Bianca ha condannato le parole rivolte dal presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas, all’ambasciatore Usa in Israele, David Friedman, apostrofato come “figlio di un cane”. Parole che il rappresentante Usa per i negoziati Jason Greenblatt ha definito “un insulto”. In un suo discorso ieri sera di fronte alla dirigenza palestinese a Ramallah, Abbas ha detto che i responsabili Usa ritengono che “gli insediamenti siano legittimi”, un fatto “dichiarato da più di un responsabile Usa, primo fra tutti l’ambasciatore a Tel Aviv David Friedman. Ha detto che i coloni stanno costruendo sulla loro terra… figlio di un cane… costruiscono sulla loro terra?! Lui è un colono, i suoi familiari sono coloni, cosa ci si può aspettare dall’ambasciatore degli Stati Uniti a Tel Aviv?”. Dopo queste esternazioni, Greenblatt ha diffuso una nota in cui afferma che “è giunto il momento che il presidente Abbas scelga tra i discorsi odiosi e gli sforzi tangibili e concreti per migliorare la qualità della vita del suo popolo e condurlo verso la pace e la prosperità”, precisando poi che “nonostante il suo insulto estremamente inappropriato” gli Usa continueranno a “impegnarsi con il popolo palestinese e per i cambiamenti che devono essere attuati in vista di una convivenza pacifica”. “Stiamo facendo gli ultimi ritocchi al nostro piano di pace e lo presenteremo quando le circostanze saranno adatte”, ha aggiunto Greenblatt. Dura la reazione d’Israele alle parole di Abbas, che per il premier israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe “perso la testa” dopo che “per la prima volta da decenni l’amministrazione Usa ha smesso di coccolare i leader palestinesi”. I rapporti tra palestinesi e americani si sono deteriorati a partire dallo scorso dicembre, quando il Dipartimento di Stato Usa ha deciso di chiudere l’ufficio di rappresentanza palestinese a Washington, e poi con la scelta del presidente Donald Trump di riconoscere Gerusalemme capitale d’Israele, trasferire nella Città Santa l’ambasciata Usa e ridurre i finanziamenti all’Unrwa.

Commenti

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  • gdetoffoli@yahoo.it 21 marzo 2018

    Lo stile idoneo per trattare con i palestinesi lo conoscono solo gli Israeliani ed esiste spiegabilmente il motivo. Tutti coloro che visitano Israele, qualunque ne sia il motivo; religioso, politico, culturale, commerciale, turistico si accorgeranno da subito che non li distingui fra di loro e non per l’efetto cinese, bensì perché sono uguali in quasi tutto tranne la fede e la supremazia. Invece se ci resti almeno un paio di mesi apprendi tante, tantissime differenze e le identifichi da lontano, come fanno loro.
    Come potevano gli americani del negretto indovinare il giusto, infatti li hanno confusi. Vedi che Trump non li sbaglia ed ha fatto capire come, hehe !

  • 21 marzo 2018

    We will always defend Israel, who can forget the death of 60 million man, women, and children!!!
    at the hands of the Nazi war machine…USA stands side by side with the country of Israel..

  • avv.ballicu@katamail.com 21 marzo 2018

    è stato anche troppo educato la politica estera usa è la causa pricipale del terrorismo islamico perchè difende israele anche quando violando le risoluzioni onu impedisce la nascita dello stato palestinese diritto di ogni popolo in virtù del principio nazionalista e del ubi patria ibi bene, stranamente l’isis non ha mai aggrdito israele nè cittadini ebrei, bin laden inizialmente era finanziato dagli usa contro i russi in afganistan, etc etc