“Figlio di cane”: il palestinese Abbas offende l’ambasciatore Usa in Israele

È sempre più alta la tensione nei rapporti tra palestinesi e americani, dopo che la Casa Bianca ha condannato le parole rivolte dal presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas, all’ambasciatore Usa in Israele, David Friedman, apostrofato come “figlio di un cane”. Parole che il rappresentante Usa per i negoziati Jason Greenblatt ha definito “un insulto”. In un suo discorso ieri sera di fronte alla dirigenza palestinese a Ramallah, Abbas ha detto che i responsabili Usa ritengono che “gli insediamenti siano legittimi”, un fatto “dichiarato da più di un responsabile Usa, primo fra tutti l’ambasciatore a Tel Aviv David Friedman. Ha detto che i coloni stanno costruendo sulla loro terra… figlio di un cane… costruiscono sulla loro terra?! Lui è un colono, i suoi familiari sono coloni, cosa ci si può aspettare dall’ambasciatore degli Stati Uniti a Tel Aviv?”. Dopo queste esternazioni, Greenblatt ha diffuso una nota in cui afferma che “è giunto il momento che il presidente Abbas scelga tra i discorsi odiosi e gli sforzi tangibili e concreti per migliorare la qualità della vita del suo popolo e condurlo verso la pace e la prosperità”, precisando poi che “nonostante il suo insulto estremamente inappropriato” gli Usa continueranno a “impegnarsi con il popolo palestinese e per i cambiamenti che devono essere attuati in vista di una convivenza pacifica”. “Stiamo facendo gli ultimi ritocchi al nostro piano di pace e lo presenteremo quando le circostanze saranno adatte”, ha aggiunto Greenblatt. Dura la reazione d’Israele alle parole di Abbas, che per il premier israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe “perso la testa” dopo che “per la prima volta da decenni l’amministrazione Usa ha smesso di coccolare i leader palestinesi”. I rapporti tra palestinesi e americani si sono deteriorati a partire dallo scorso dicembre, quando il Dipartimento di Stato Usa ha deciso di chiudere l’ufficio di rappresentanza palestinese a Washington, e poi con la scelta del presidente Donald Trump di riconoscere Gerusalemme capitale d’Israele, trasferire nella Città Santa l’ambasciata Usa e ridurre i finanziamenti all’Unrwa.