Fermato Sarkozy: sotto torchio per l’inchiesta sui finanziamenti ricevuti da Gheddafi

Questa mattina la Francia si è risvegliata con una notizia nell’aria da un po’, ma che in queste ore deflagra in tutto il suo potenziale esplosivo: e come riportano tutti i siti e i media, «l’ex presidente francese, Nicolas Sarkozy, è sotto interrogatorio in stato di fermo nei locali della polizia a Nanterre (Parigi), nel quadro dell’inchiesta sui presunti finanziamenti libici alla sua campagna elettorale del 2007».

Sarkozy in stato fermo dalla polizia

Come anticipato le indagini sono state avviate da un po’ e il sentore che gli inquirenti fossero arrivati a un punto di snodo aleggiava da un po’: lo stupore che accompagna il diffondersi della notizia, allora, è quindi legato soprattutto alla considerazione che in molti stanno facendo in queste ore oltralpe, e cioè che questa è la prima volta che Sarkozy viene interrogato su queste accuse dall’avvio dell’inchiesta datato 2013. Come confermato, tra gli altri, dal sito dell’Ansa, dunque, allo stato dei fatti l’ex inquilino dell’Eliseo è sotto interrogatorio già da un po’, ma «lo stato di fermo può durare fino a 48 ore, dopodiché Sarkozy potrà essere presentato davanti al magistrato». Nel frattempo, negli ambienti istituzionali vige il più scrupoloso riserbo: con il premier francese Edouard Philippe che, pur confermando diplomaticamente una «relazione intrisa di rispetto», intervistato questa mattina dai principali media francesi, ha dichiarato di non voler fare «alcun commento» sul fermo di Sarkozy; fermo che, va ricordato, è stato disposto a seguito dell’inchiesta su presunti soldi libici “piovuti” sulla campagna presidenziale del 2007.

L’inchiesta su presunti finanziamenti illeciti dalla Libia

Dunque, da cosa è partita e cosa ha appurato fin qui l’inchiesta francese? Secondo l’accusa mossa dagli inquirenti e ricostruita nel dettaglio su il Giornale in base a quanto riferito da Le Monde, «l’intermediario Ziad Takieddine avrebbe trasportato 5 milioni di euro in contanti da Tripoli a Parigi, tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007, prima di consegnarli a Claude Gueant e Nicolas Sarkozy, all’epoca Ministro degli Interni. Indagato per “complicità nella corruzione di pubblico ufficiale straniero” e “complicità nell’appropriazione indebita di fondi pubblici in Libia”, queste accuse confermarono quelle mosse il 20 settembre 2012 da Abdallah Senoussi, ex direttore dell’intelligence militare della Libia». Non solo: come riporta sempre Le Monde, l’inchiesta farebbe riferimento anche a importanti appunti in possesso di Shukri Ghanem, ex ministro libico del petrolio morto nel 2012 in circostanze definite da subito “misteriose”: appunti che registrerebbero pagamenti e passaggi di denaro arrivati fino all’ex presidente francese. La domanda che circola con insistenza a questo punto, allora, riguarda un latro interrogativo: per arrivare a interrogatorio e fermo, la magistratura francese ha altre carte, altre prove in mano, con cui dimostrare il presunto finanziamento illecito? Sul fronte mediatico, a riguardo, per il momento tutto tace, mentre Sarkozy – che ha sempre respinto al mittente ogni accusa – continua a negare coinvolgimenti di qualunque natura nell’inchiesta che lo coinvolge.E, come ricorda Le Monde, lo stato di fermo può durare 48 ore.